lunedì 15 giugno 2015

Datura, la pianta magica degli stregoni



Durante i cinque o sei full moon ai quali partecipai non si usavano soltanto LSD, ganja o hashish,  ma anche molte altre droghe, alcune delle quali ancor più pericolose, per esempio la datura inoxia



Quest'ultima, infatti, oltre a produrre effetti immediati assai sgradevoli (nausea, abbassamento della vista, atrofia della gola con conseguenti inibizioni della parola e del gusto) immerge tanto subitaneamente negli imi della multidimensionalità dell'universo da indurre lo sperimentatore non qualificato alla follia, relegandone la coscienza nelle tenebre dell'inconscio. 

Essa, divorando in un sol boccone ogni possibilità di riconoscersi nella percezione ordinaria, toglie all'istante qualsiasi sostegno. 
Se ne possono masticare i semi, bere decotti di ogni sua parte, fumare i fiori o le foglie. Ho visto giovani morirne, cadendo da rocce o alberi, altri tornare allo stato ordinario dopo alcune settimane senza ricordare nulla, e altri ancora non riuscire più a recuperare il proprio equilibrio psichico. 



È una tra le piante di potere preferite dagli Stregoni-Sciamani, giacché, attingendo all'akasha, l'etere onnipervadente, rivela la rete impalpabile secondo cui ogni cosa è unita al tutto e mette in contatto con la memoria della Terra e del Cielo. 

I popoli arcaici la utilizzavano con estrema cautela e riverenza per comunicare con gli antenati e i mani e ricordare il Tempo delle Origini. Un suo aspetto esaltante e temibile insieme è che può modificare in modo indelebile la struttura sottile della percezione. Chissà per quale ragione, tra i pochi che conservano frammenti di ricordi, quasi tutti affermano di aver visto giganti
Superfluo dire che la si sconsiglia vivamente, a meno che a proporcela sia un autentico Maestro in grado di assisterci.


Il filo conduttore dell'esperienza psicotropa era il motto all right now, "tutto è bene ora"; secondo la prospettiva di quelli che aspiravano alla visione illuminativa irreversibile, trattavasi pertanto non di una semplice evasione, contestazione, protesta o "sballo", bensì di una sorta di "suicidio" dell'ego o della mente dicotomica fondato sulla consapevolezza innata (ma comunque accuratamente coltivata per tutta la vita), o ricevuta tramite iniziazione, di essere uno con Shiva, il Bene supremo trascendente ed immanente ad un tempo ed anteriore ad ogni pensiero.

Per fortuna, durante tali feste, arrivarono, atratti dalle potenti emanazioni psichiche e spirituali degli hippies, alcuni sadhu shivaiti la cui preziosa presenza aiutò i "predestinati" ad incanalare l'energia cosmica ascendente – nella terminologia yoga detta kundalini: sintesi dei princìpi maschile e femminile - nel sottilissimo canale mediano (susumna) sfrecciante oltre i due estremi dell' autogratificazione  e dell'autodistruzione egoica, dell'attacamento e della rinuncia, del bene e del male, del paradiso e dell'inferno.

In sintesi, usare le piante di potere è un po' come interrogare un oracolo al quale si chieda chi si è realmente: una risposta chiara si otterrà soltanto se la domanda sarà ben posta. 

E, una volta ottenuto quello che si desiderava sapere, sarebbe assurdo tornare reiteratamente a chiedere.

Fonte: Hippie: Sadhu d'Occidente di Giuseppe Gorlani


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