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domenica 20 maggio 2018

LA STORIA DEL ROBIN HOOD ITALIANO: rubava ai ricchi per aiutare il popolo


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Il 17 Maggio 2018 si è spento un eroe italiano rimasto pressoché sconosciuto al grande pubblico:

Era l'Italia dei primi anni del secondo dopoguerra. 
A Milano, come nel resto della penisola, la popolazione lottava anche con la miseria lasciata dalla guerra e dal fascismo. 

L'Isola era uno dei quartieri più poveri del capoluogo, posizionata giusto a ridosso della stazione Garibaldi. Ed erano in molti, all'Isola, ad attendere i colpi di un noto rapinatore per poter avere un tozzo di pane. 

Ezio Barbieri non era infatti un rapinatore qualunque.



"Non potevo più vedere mia madre che per un pezzo di pane doveva fare sacrifici enormi. 

Non potevo sopportare le ingiustizie, una volta un mio conoscente fu condannato da un giudice a una pena severissima per avere venduto pane alla borsa nera. 

Al giudice feci una sorpresa a casa. 
Mi presentai in uniforme e dissi di essere stato incaricato di effettuare un controllo: assieme a due amici ripulii la casa da enormi quantità di viveri e gioielli" 



Risultati immagini per Ezio BarbieriPer lui il furto non era avidità, ma giustizia e redistribuzione per il popolo, per la sua gente. E senza mai lasciare vittime: si è spesso vantato di non aver mai ucciso, nonostante non esitasse a sparare ed ad utilizzare bombe a mano per seminare i poliziotti. 

Le sue rapine erano imprevedibili: finti posti di blocco, travestimenti e - secondo alcuni - una donna nuda per distrarre il personale di una banca. Una volta messo in saccoccia il bottino, dritti all'Isola ad aiutare chi faceva la fame.

La sua sete di rivolta non si placa neanche dopo l'arresto nel febbraio 1946: due mesi dopo scatena infatti una delle maggiori rivolte carcerarie italiane a San Vittore che gli costerà 30 anni di carcere duro. 

Nel 1971 esce di prigione e diventa un commerciante a Barcellona Pozzo di Gotto, vicino Messina. Vive una vita tranquilla fin quando non diventa, suo malgrado, protagonista de "La Pasqua Rossa" di Bevilacqua, ricevendo attenzioni che non hai mai particolarmente apprezzato. 

Si è spento il 17 maggio 2018. 

E noi lo vogliamo ricordare, insieme a tutti coloro che, prima e dopo di lui, furono delinquenti secondo lo Stato, ma eroi per il popolo.

mercoledì 7 febbraio 2018

L'Anarchia primitiva degli indiani Inut, un popolo senza padroni e gerarchie

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“Così tra gli Inuit non esiste uno Stato che faccia uso di forza sui componenti, nessun governo per limitare la loro libertà d’azione. Dovunque esista una comunità, essa è costruita sulla base del libero accordo tra persone libere;” 

Birket-Smith


Gli indigeni nativi dell’Artico nordamericano, conosciuti più semplicemente con il nome di Inuit (parola che in lingua inuktikut significa “uomini”), possono essere presi come esempio di quella che l’antropologo E.Adamson Hoebel definisce “anarchia primitiva” e di quelle che Harold Barclay, altro antropologo, definisce come comunità di cacciatori-raccoglitori che organizzano la propria vita sociale sulla base di un egualitarismo diffuso.

Gli Inuit, così come la maggior parte dei popoli di cacciatori-raccoglitori, si organizzavano tradizionalmente in comunità o gruppi formati da poche decine di individui. 

Per parlare dell’organizzazione sociale di questo popolo indigeno è corretto utilizzare il concetto antropologico di banda, ossia un gruppo territoriale che solitamente tende ad essere composto da meno di un centinaio di individui, i quali, nella maggioranza dei casi, sono legati l’uno all’altro attraverso legami di consaguineità. 


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All’interno di ogni banda, in accordo con quanto sostenuto dall’etnologo danese Birket-Smith, si può notare sempre la presenza di un individuo che generalmente viene riconosciuto dagli altri componenti come “primo fra gli uguali” e che, sempre in accordo con le ricerche dell’etnologo danese, tra le comunità eschimesi del Canada settentrionale viene definito come “colui che pensa” (isumataq in lingua inuktikut), indicando in questo modo il suo ruolo di guida. (in questo caso non si parla di ruolo politico, ma di Saggio, ovvero un leader che non agisce per il bene proprio, ma per il bene di tutta la comunità)

Questo “primo fra gli uguali” rappresenta quindi la manifestazione della leadership (e non dell’autorità sia chiaro) all’interno dell’organizzazione sociale e politica del popolo Inuit; ma come si fa ad ottenere questa status? 


Risultati immagini per indiani inuitLo status di “primo fra gli uguali” è raggiungibile da chiunque all’interno della comunità Inuit; è però fondamentale al fine di essere riconosciuto come il leader della banda mostrare abilità in tutte quelle attività essenziali alla sopravvivenza in un clima e in un territorio estremo come quello Artico: saper cacciare, saper sfruttare le risorse locali e saper costruire un rifugio. 

Come già accennato sopra però lo status di “primo fra uguali” non incarna in nessun modo la figura dell’autorità, in quanto quest’ultima presumerebbe la divisione sociale in chi comanda e chi obbedisce, rendendo di fatto impossibile l’esistenza stessa della società Inuit fondata sul principio dell’egualitarismo diffuso tra i propri membri: dove c’è autorità c’è gerarchia sociale tra dominati e dominanti, indi per cui la società cessa di essere indivisa e scompare l’egualitarismo.

All’interno della società Inuit infatti si può notare la quasi totale assenza di qualcuno che può essere individuato come “sovrano”, ossia una persona che incarna l’autorità e che accentra il potere nelle sue mani pretendendo l’obbedienza della comunità attraverso il monopolio dell’uso della forza (caratteristica strutturale per l’esistenza dello Stato). 


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Il “primo fra gli uguali” può essere definito utilizzando il concetto, ampiamente presente negli scritti di Pierre Clastes, di “capo senza potere”, ovvero un capo che obbedisce alla comunità e che è costantemente sotto la sorveglianza di quest’ultima in modo da impedire l’emergere di tendenze autoritarie del capo e di conseguenza della divisione sociale tra chi governa e chi obbedisce.

Nelle comunità Inuit la leadership si può quindi definire come informale; questa situazione di “anarchia primitiva” si manifesta all’interno delle comunità nella modalità con la quale vengono prese le decisioni comuni. 

Difatti all’interno di una comunità le questioni principali vengono discusse in assemblee orizzontali orientate sempre alla ricerca del consenso unanime dei partecipanti; l’unanimità ricercata, oltre ad essere chiaramente conseguenza dell’assenza di autorità e dell’egualitarismo fondante la società Inuit, rappresenta perciò l’unica modalità con la quale questo popolo prende le decisioni comunitarie, rigettando al contempo la logica della delega e quella dell’obbedienza ad un “capo”. 

Inoltre, come già detto, tutte le posizioni di leadership sono raggiungibili da qualsiasi individuo della comunità inuit e questo sottolinea nuovamente il carattere fortemente egualitario dell’organizzazione sociale di questo popolo.


Risultati immagini per indian inuitUn ultimo fondamentale esempio che ci aiuta a evidenziare in modo ancora più marcato questo carattere profondamente egualitario della società inuit è ravvisabile sicuramente nell’alta considerazione della donna. 

Se all’interno della società inuit è assolutamente vero che una donna non può essere completamente considerata pari ed uguale a un uomo, è altrettanto innegabile che la donna inuit gode di maggiore libertà e influenza rispetto al suo ruolo in altre società umane. 

Sopratutto per quanto riguarda la sfera economica di questo popolo di cacciatori-raccoglitori, la donna ricopre un ruolo fondamentale, ossia quello di provvedere all’approvvigionamento della comunità principalmente attraverso attività di raccolta. 





Il ruolo sociale della donna inuit risulta quindi essere fondamentale per la sopravvivenza stessa della comunità e della società. 




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Si starebbe commettendo un gravissimo errore sostenendo che l’alta considerazione della donna nella società inuit derivi unicamente dal ruolo economico che essa ricopre; difatti l’importanza del rispetto dell’uguaglianza e della libertà della donna è assicurata dal e rappresenta la conseguenza logica del principio centrale che tiene in vita la società Inuit: il riconoscimento di autorevolezza presente in ogni membro della comunità inuit. 

Ogni membro della comunità è quindi visto come individuo indipendente e perciò dev’essere a lui riconosciuto un elevato livello di libertà ed uguaglianza.

Concludendo questo articolo e citando nuovamente Pierre Clastres possiamo quindi sostenere che anche l’organizzazione sociale degli Inuit sembra regolata dalla stessa “legge” fondamentale che la società primitiva insegna ai propri membri: 


““Voi siete dei nostri. Ciascuno di voi è simile a noi, ciascuno di voi è simile agli altri. Ciascuno di voi occupa fra noi lo stesso spazio e luogo: li conserverete. Nessuno di voi è meno di noi, nessuno di voi è più di noi. Non potrete dimenticarlo.”




domenica 7 gennaio 2018

Cittadini pugliesi sbarrano la strada al gasdotto Tap !

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Articolo di .infoaut.org:

La Lotta del Salento continua! 

Centinaia di militanti no tap, ieri,  hanno bloccato la strada provinciale Lecce - Melendugno, impedendo l'ingresso al cantiere a due betoniere appartenenti alle ditte che lavorano per Tap. 

Le betoniere trasportavano il calcestruzzo per "la realizzazione dei pali secanti nel pozzo di spinta nel cantiere in località San Basilio". Così riportano i giornali locali "Una volta completato il pozzo di spinta è prevista l'entrata in azione della grande talpa meccanica che scaverà sotto terra e sotto il fondale marino fino a 900 metri circa dal punto della battigia.“


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La risposta delle forze dell'ordine al blocco stradale e contro chi lotta per difendere il proprio territorio da mafia, devastazione ambientale e strapotere delle multinazionali,  è stata ancora una volta quella di presentarsi con decine di blindati e uno spiegamento di uomini a dir poco notevole. 

Ma questo non è bastato e i no tap hanno continuato per ore ad occupare la strada.

Così anche ieri, Tap non ha potuto portare avanti i lavori e il Salento ha gridato ancora una volta: No Tap!  né  moi né  mai!


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sabato 6 gennaio 2018

Vuoi salvare le Erboristerie italiane? Firma questa petizione

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VUOI SALVARE LE ERBORISTERIE ?
FIRMA LA PETIZIONE !


Per chi ci segue da tempo, sa che la FEI si sta battendo attivamente contro l’abolizione della legge del ’31 che mozzerebbe la professionalità degli erboristi e le possibilità di una professione riconosciuta. Già in precedenza avevamo avvisato, visto come si stanno muovendo le istituzioni, che avremmo dovuto compiere azioni concrete con il vostro appoggio.

Invitiamo quindi la categoria ad essere pronta ad affrontare una mobilitazione in difesa della legge del ’31 qualora ciò si rendesse necessario nei tempi e nei modi che verranno indicati.

Oggi parte la nostra “CHIAMATA ALLE ARMI” e partiamo con una petizione on line per smuovere le attenzioni del Governo Renzi a salvaguardare l’esistenza di una professione ed una professionalità che rappresenta un’eccellenza dell’italia, L’ERBORISTA. Una figura, dedita allo studio ed al controllo dell’intera filiera produttiva delle piante officinali per tutelare la nostra salute.

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“La Federazione Erboristi Italiani invita tutti gli erboristi, gli studenti e i laureati in Tecniche Erboristiche e tutti i cittadini che hanno a cuore la qualità della Filiera delle Piante Officinali a firmare questo appello on line indirizzato al Ministro delle Politiche Agricole Martina e al Ministro della Salute Lorenzin:
Giù le mani dall’erboristeria!

L’Erborista è la figura di garanzia per tutta la filiera delle piante officinali, MA è stato approvato il Piano di Settore in cui il Ministero delle Politiche agricole e le Regioni chiedono l’abrogazione della legge sull’erboristeria su sollecitazione delle associazioni agricole che vedono l’Erborista come un limite alla loro attività.

Un altro colpo di grazia ad un patrimonio culturale e scientifico italiano.

L’omologazione della coltivazione delle piante officinali a una qualsiasi pratica agricola distrugge la qualità e mina la sicurezza delle materie prime e dei loro derivati.





Gli erboristi non possono permetterlo.
I cittadini nemmeno.



Firma con noi per fermare questo attacco al cuore dell’erboristeria e degli erboristi!



Per salvare le Erboristerie clicca qui 
e firma la petizione online.





Con l’hashtag #salvalerborista cerchiamo di smuovere le masse e facciamo firmare a più persone possibile la nostra petizione per evitare l’estinzione di una figura professionale ed altamente specifica come la nostra.

Se non agisci oggi, domani potresti non servire più e dover chiudere l’attività. Ti senti di rischiare?


Firmate e fate firmare a più persone possibile questa petizione per salvare il futuro dell’erboristeria. Solo smuovendo i canali sociali potremo avere un riscontro reale, visto che le istituzioni ed i canali ufficiali, di questo non parlano.


Petizione onlinehttps://firmiamo.it/giu-le-mani-dall-erboristeria

Fonte articolo: http://www.feierboristi.org/fei/salvalerborista/ br>

venerdì 29 dicembre 2017

Addio città, addio civiltà, me ne ritorno in Natura a fare il selvaggio



Un ragazzo italiano di 28 anni mi ha inviato questa lettera, mi ha chiesto di condividerla con voi


Adorati fratelli,

Voglio informarvi che mi sono trasferito in un luogo remoto della Terra, lontano da fabbriche sputaveleno, da strade trafficate e da città che seppelliscono il verde ai miei occhi.

Ho deciso di vivere nel cuore di una Natura ancora incontaminata, in compagnia di alcuni esseri umani che si sentono ancora tutt’uno con l’ambiente che li circonda.

Il caos del mondo moderno ormai è per me solo un ricordo, ma temo il giorno in cui la civiltà arriverà anche in questo piccolo angolo sperduto a bussare alle porte.

Se quel giorno verrà, sarò felice di sacrificare la mia vita per difendere questo luogo e questa gente.



La mia vita ora è semplice e serena.
La mattina all'alba ognuno di noi si reca nel suo angolo segreto per meditare e ringraziare il creato per tutto ciò che ci offre quotidianamente.

Finita l’ora di meditazione, ognuno di noi dedica il proprio tempo alle proprie passioni e al sostenimento di questa piccola comunità.

C’è chi s’inoltra nei boschi per raccogliere la legna secca e chi si dedica alla cura delle coltivazioni di ortaggi, chi suona la musica, chi scrive poesie e chi dipinge.

A mezzogiorno ci ritroviamo tutti alla grande tavolata, dove mangiamo e ci scambiamo idee o raccontiamo cosa abbiamo fatto durante il mattino.

Le donne lavano i nostri vestiti giù al fiume e poi gli stendono ad asciugare al sole, appendendoli a dei fili sospesi tra gli alberi.
Le nostre case sono piccole e semplici, fatte di legno, fango e argilla.

Non abbiamo serrature alle porte perché nessuno di noi è tanto povero da provare il desiderio di rubare.



La sera ci ritroviamo tutti ancora alla grande tavolata, dove non mancano mai alcuni posti vuoti, casomai passasse qualche avventuriero affamato e bisognoso di ospitalità per la notte.

Finito di cenare i più anziani accendono un fuoco nel mezzo del villaggio e i bambini accorrono per ascoltare le storie avventurose che hanno loro da raccontare.

Questo è il nostro modo di educarli, trasmettendo loro valori e ideali, coraggio e forza, attraverso fiabe, miti e leggende.
Di giorno invece sono le nostre donne a educare i bambini, insegnando loro a scrivere e parlare correttamente. Insegnano loro la matematica, improvvisando compiti divertenti, in modo tale che nessuno si annoi mai.

Quando vogliamo fare l’amore, affidiamo i bambini alla nostra comunità e ci dirigiamo nel bosco per isolarci in una delle case d’incontro. Lì dentro accendiamo le candele e il fuoco se fa freddo, addobbiamo la stanza con tende colorate e bruciamo incenso per profumare l’aria.

In questa terra mi sento davvero ricco, c’è una sorgente dove fare il bagno e rilassare il proprio corpo, ma soprattutto sono circondato da persone che mi amano.

Ho deciso di passare qui il resto della mia vita terrestre, in questo piccolo ma meraviglioso paradiso ancora incontaminato, fino al momento della mia morte, quando il mio spirito abbandonerà questo corpo e farà ritorno da voi.

Un solare e fraterno abbraccio a tutti voi.

mercoledì 6 dicembre 2017

Non sapete che lavorare, sudare e votare.

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Quanto stai per leggere è un testo di drammatica attualità, ancor più pensando che queste parole sono state scritte a cavallo tra la fine del 1800 e gli inizi del 1900 da Henry Gustave Jossot ,illustratore, pittore e scrittore francese, appartenente al movimento libertario:


"Io vivo fuori dal gregge; vi rifuggo tutti, voi. i vostri pastori e i vostri cani. Ho detto addio a tutto ciò che vi appassiona; ho rotto con le vostre tradizioni; non voglio saperne niente della vostra società pazzoide; le sue menzogne e la sua ipocrisia mi disgustano.


In mezzo alla vostra falsa civilizzazione io mi isolo; mi rifugio in me stesso; non trovo pace che nella solitudine. 


Non voglio più frequentarvi; mi metto al riparo da voi, perché siete tutti colpiti dalla follia: vi affannate per vivere più velocemente; vi affrettate, correte, vi spurgate. 

La vostra esistenza febbrile vi impedisce di pensare, di sognare, di sentire. E tutta questa frenesia non ha altra causa che il vostro accanimento per il guadagno: guadagnare denaro è per voi la legge suprema; arricchirvi, ecco il vostro unico scopo.





Non sapete che lavorare, sudare e votare.




È per lo sporco denaro. questo dio della nostra sporca epoca. che dichiarare la guerra; è per lui che uccidete e vi fate uccidere. Vi rendete infelici per lui; vi esaurite. Vi suicidate per lui. 
Non vi passa neanche per la testa di ridurre i vostri bisogni, di rinunciare ai vostri desideri, di pacare il vostro cuore. Nessuno di voi manifesta l’intenzione di rompere con l’infernale stato di cose attuale.

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Ah! Siete stati gettati nell`ingranaggio sin dalla nascita. 
Ma che dico? Prima che veniste al mondo, la vostra sorte era già decisa, la vostra vita tracciata e, da che avete fatto la vostra apparizione, vi hanno sottoposti a ogni sorta di influenza, familiare innanzitutto, scolastica poi, più avanti militare, e infine sociale.

Vi hanno insegnato a modellare la vostra esistenza su quella dei vostri genitori; hanno diretto i vostri sentimenti; hanno soffocato le vostre aspirazioni; vi è stata insegnata una morale; vi hanno inculcato delle credenze religiose; vi hanno prescritto doveri civici, obblighi mondani; vi hanno plasmati, impastati, triturati; vi hanno stritolati sotto tutte le convenzioni, sotto tutti i pregiudizi, sotto tutti gli errori.




Vi hanno imposto regole




vi hanno circondato di costrizioni; vi hanno eretto davanti barriere; vi hanno assegnato limiti; vi hanno forgiato catene. Hanno talmente annichilito la vostra individualità che infine avete perso la coscienza di voi stessi. 

Immagine correlataE quando un non-conformista, facendo tabula rasa dei falsi valori, cerca di spiegarvi il sublime poema della vita, di svelarvi la verità, di denunciare gli artifici che la snaturano, le convenzioni che la mutilano, le menzogne che la imbruttiscono, vi rifiutate di ascoltarlo. 

Se questi prova a purificare il vostro spirito elevandolo al di sopra dei miasmi morbosi che esalano dalla materia, se vi predica la vita interiore, la sola che sia degna di essere vissuta, voi sogghignate e lo prendete per pazzo, lo alienate.

Sub-umani radunati in greggi, avete tutti la stessa mentalità gregaria; belate tutti, con lo stesso tono, gli stessi luoghi comuni.
È per questo che vi rifuggo, voi, i vostri pastori e i vostri cani.


Henri Gustave Jossot


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mercoledì 22 novembre 2017

Il fondatore di PayPal sta costruendo una nazione galleggiante lontano da politici e governi corrotti

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Articolo di Renato Paone:
Un sogno utopico che diviene realtà o la realtà si trasforma in utopia? 

Entro il 2020, una nazione galleggiante sorgerà in pieno Oceano Pacifico, con le proprie regole, leggi e trattati commerciali. Aperta a chiunque vorrà sperimentare una vita libera e all'insegna della prosperità, della pace e dell'innovazione. Almeno questo è l'intento di Peter Thiel, il fondatore di PayPal, la famosa società che offre servizi di pagamento digitale e di trasferimento di denaro tramite Internet.

Entro i prossimi tre anni, la città galleggiante prenderà vita nelle acque internazionali vicino a Tahiti per un costo pari a 60 milioni di dollari. 

Joe Quirk, presidente della società Seasteading Institute, fondata nel 2008 a San Francisco, che si sta occupando del progetto, ha spiegato che la nazione galleggiante nasce per lo scontento generatosi negli anni dovuto all'inefficienza dei governi di tutto il globo, tanto che la stessa Seasteading Institute ha ribadito più volte sul suo sito di voler realizzare il suo sogno per "liberare l'umanità dai politici".


"I vari governi nel mondo - ha dichiarato Quirk al New York Times - non stanno facendo bene. Sono ancora bloccati ai secoli scorsi. 

E questo è dovuto alla terra, che incentiva un violento monopolio per il suo controllo". 

Quirk ha poi aggiunto: "Più gente si sposterà sulle città galleggianti, più alta sarà la possibilità di vedere lo sviluppo di di pace, prosperità e innovazione".

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Patri Friedman, co-fondatore dell'Istituto, ha spiegato l'idea di libertà alla base del progetto: "Non promuoviamo nessuna ideologia specifica. Vogliamo offrire una piattaforma perché anche altri esplorino diversi modi di convivenza che li rendano più felici. Alcuni coloni potrebbero voler introdurre un reddito di base universale; altri potrebbero preferire le soluzioni del libero mercato. 

Alcuni si affideranno alla democrazia diretta, altri potrebbero lasciare la pubblica amministrazione ai burocrati, altri ancora a una combinazione di queste cose".


Risultati immagini per nazione galleggiante paypalLa scelta della Seasteading Institute è ricaduta sulla Polinesia francese per le acque poco profonde e relativamente calme della zona, il luogo ideale in cui erigere una città fluttuante. L'iniziativa dell'Istituto è stata approvata dal governo francese polinesiano, che ora sta negoziando i termini per attuare uno specifico trattato commerciale.


La città avrà una struttura modulare costituita da undici piattaforme quadrate o pentagonali di dimensioni ridotte e connesse tra loro. 

Le piattaforme saranno realizzate in cemento armato e su di queste verranno costruiti una serie di edifici di massimo tre piani che ospiteranno al loro interno residenze, uffici, alberghi e qualsiasi altro servizio indispensabile alla vita dei propri abitanti. 


Immagine correlataLe strutture saranno progettate per durare un massimo di 100 anni e si partirà con la messa a disposizione di spazi in grado di ospitare inizialmente 250-300 residenti. Numeri che, nelle previsioni del Seasteading Institute, cresceranno nel tempo: "Se non si incontreranno ostacoli - ha dichiarato la Seasteading - la città si espanderà fino a dare alloggio a migliaia di persone". Non solo, Quirk ha affermato che entro il 2050 saranno migliaia le città galleggianti sparse per l'Oceano.

Alla base di tutto il progetto, vi è una forte idea ecologista. Particolare attenzione, infatti, verrà riservata alla sostenibilità ambientale della città, che sfrutterà principalmente energia solare ed eolica. Energia pulita che non servirà solo e unicamente al fabbisogno energetico dei suoi residenti, ma anche ad alimentare impianti di desalinizzazione dell'acqua marina.

L'idea di Thiel, Friedman e Quirk si fonda sulla libertà e sulla possibilità di creare un nuovo habitat per il genere umano: 




una società con nuove regole, leggi e stile di vita, molto lontana dalla realtà odierna. 



Ora bisognerà vedere quante persone saranno disposte ad accettare la loro scommessa e capire se il loro progetto si concretizzerà in realtà o rimarrà solo un'utopia.


Fonte: http://www.huffingtonpost.it/2017/11/14/il-fondatore-di-paypal-vuole-costruire-una-nazione-indipendente-e-galleggiante-per-liberare-lumanita-dai-politici_a_23276554/?ncid=fcbklnkithpmg00000001

martedì 21 novembre 2017

Contadino peruviano porta in tribunale Multinazionale tedesca. Troveranno "suicidato" anche lui?

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Articolo di dolcevitaonline.it:

Un contadino peruviano sta facendo paura ai colossi mondiali dell’energia, a cominciare dalla multinazionale tedesca Rwe, uno dei maggiori produttori mondiali di elettricità da centrali a carbone e, di conseguenza, anche uno dei maggiori produttori di emissioni nocive nell’ambiente. 

Un uomo semplice, ma con le idee chiare, che per primo portarà in tribunale una multinazionale dell’energia per aver causato il cambiamento climatico.






LA SUA CITTÀ MINACCIATA DALLO SCIOGLIMENTO DEI GHIACCI. 


Risultati immagini per Rwe multinationalLuciano Lliuya vive a Huaraz, una città posta a oltre tremila metri sul livello del mare, sull’altipiano Callejón de Huaylas, nel nord del Perù, qui si occupa non solo di agricoltura, ma arrotonda la giornata facendo la guida sui cammini di montagna. E proprio esplorando le montagne si è reso conto della velocità alla quale i ghiacciai si stanno sciogliendo, riducendosi a vista d’occhio. Un problema che mette a rischio immediato anche la sua città, posta sotto ad un lago che si sta riempiendo sempre più, minacciando di inondare Huaraz e i suoi 120 mila abitanti. 

Per questo ha avuto l’idea di denunciare la tedesca Rwe, chiedendo ai giudici di riscontrare la sua responsabilità diretta sul surriscaldamento climatico e quindi di imporgli di farsi carico innanzitutto delle spese necessarie per mettere in sicurezza il lago e di conseguenza la città di Huaraz.




UN PROCESSO CHE POTREBBE CAMBIARE LA STORIA. 


Risultati immagini per Luciano Lliuya rweLa causa di Luciano Lliuya è stata esaminata dal Tribunale regionale di Essen, in Germania, presso il quale a supporto del contadino peruviano c’era un pool di avvocati dell’associazione ambientalista tedesca Germanwatch. Un po’ a sorpresa il tribunale ha ritenuto ammissibile la denuncia e quindi la Rwe ora dovrà difendersi in tribunale. Una decisione che, specie se sarà seguita da una vera condanna, potrebbe contribuire a riscrivere la storia del diritto, stabilendo una responsabilità diretta da parte delle aziende maggiormente impattanti sui danni prodotti dal riscaldamento climatico. 

Una conseguenza che la scienza ha già provato da tempo, riuscendo anche a stabilire le percentuali di colpa tra le varie industrie. Proprio queste ricerche sono alla base della causa, che se per ora chiama in causa la sola Rwe chiede in realtà che tutte le multinazionali dell’energia prendano parte alle spese di ricompensazione in base alla loro percentuale di responsabilità.



LA VITTORIA DELLE MONTAGNE E DEI POPOLI ANDINI. 


La multinazionale tedesca ovviamente rifiuta ogni responsabilità e c’è da scommettere che tutte le corporation dell’energia si uniranno per contrastare questa causa. 

Un’eventuale sentenza a favore di Lliuya avrebbe come sicura conseguenza quella di provocare cause analoghe in tutto il mondo, costringendo le aziende a rimborsare i danni del riscaldamento climatico per miliardi di euro. «Le montagne hanno vinto — ha commentato Lliuya — I laghi sono le lacrime delle montagne: la giustizia le ha ascoltate e ci ha dato ragione. 

Risultati immagini per Luciano Lliuya rwe
Ora voglio tornare a casa sulle Ande e dire alla gente che ho potuto fare qualcosa per loro». La città di Huaraz è nota in Perù come “la muy noble y generosa ciudad” (la città molto nobile e generosa), appellativo che risale alla lotta per l’indipendenza del Perù e che si meritò per la dedizione dimostrata dai suoi abitanti alla causa. Un soprannome che sicuramente continuerà a meritare per molto tempo ancora.


Fontehttp://www.dolcevitaonline.it/luciano-lliuya-il-contadino-peruviano-che-sta-facendo-tremare-i-colossi-dellenergia-mondiale/

lunedì 2 ottobre 2017

Wilhelm Reich: "in ogni bambino represso, disciplinato, “educato” si ripete l’assassinio di Cristo."




L'ASSASSINO DI CRISTO e la PESTE EMOZIONALE dell'Umanità:



«Tutte le religioni – afferma Wilhelm Reich – si sono rivelate sempre strumenti di oppressione e di miseria». 

La rappresentazione della figura di Cristo non significa, quindi, un recupero della religione cattolica, ma semplicemente una reintegrazione della realtà di questi in una visione materialista e sensuale della vita. 

Cristo considerato dal punto di vista di Reich ci appare come un uomo giovane, forte, che non predica castità o ascetismo, ma che dispensa parole d’amore, non quello sancito e codificato dalle istituzioni, ma l’amore naturale, libero. 


Egli diventa, quindi, il simbolo, l’incarnazione esemplare della sensualità, l’espressione più completa del carattere genitale. Se queste caratteristiche ne spiegano, da un lato, la luminosità e il fascino che esercitava sulla folla, d’altro canto risultano ugualmente essere le cause determinanti del suo tragico destino. 


Immagine correlataRiprendendo le tesi già sviluppate nelle opere precedenti, "Psicologia di massa del fascismo", "La rivoluzione sessuale" e soprattutto in "Analisi del carattere", lo scienziato Wilhelm Reich dimostra fino a qual punto per l’uomo corazzato, afflitto da peste emozionale, ogni manifestazione di potenza orgastica sia talmente insopportabile da indurlo ad annientare la Vita in qualsiasi forma essa si manifesti. 

Ogni uomo è posto quindi di fronte alla piena responsabilità dell’assassinio del Cristo attraverso i secoli, dell’assassinio della Vita vivente. 

Per Reich, che dedica il suo libro “ai bambini del futuro”, in ogni bambino represso, disciplinato, “educato” si ripete l’assassinio di Cristo. 


La lezione dell’assassinio di Cristo è applicata alla scena sociale contemporanea: l’assassino di Cristo non è solo il leader, il capo o il rappresentante politico, ma soprattutto l’uomo della massa, al quale Reich riconosce la maggiore responsabilità politica.





Leggiamo qualche brano tratto dall'opera di Wilhelm Reich, L'assassinio di Cristo:



"È Pilato che impartisce l'ordine di crocifiggere Gesù, ma è il popolo che lo spinge a farlo. [...]

La favola dei grandi sacerdoti che aizzano il popolo contro Cristo è un'invenzione degli spacciatori di libertà. Come potrebbe una decina di sacerdoti aizzare le masse contro qualunque cosa se quel che può essere aizzato contro Cristo non esistesse già dentro l'anima del popolo?

Smettete di scusare il popolo e ciò che fa. 

Per la prima volta Cristo si rende conto dell'abisso che lo separa dai suoi concittadini e dalla sua epoca.


Accetta la cosa con calma. Non ne viene colpito. 
I suoi amici non sono mai stati amici veri. Gli sono stati amici finché hanno potuto ottenere qualcosa da lui: eccitazione, conforto, pace, piacere e ispirazione. 

Adesso, mentre la peste emozionale urla intorno a lui se ne vanno. Nemmeno una di queste sanguisughe è presente. Cristo non li odia né li disprezza, si rende semplicemente conto della situazione e rimane in silenzio, solennemente. 

Fissa un abisso profondo e oscuro dove la mente malata dell'uomo metterà nei secoli a venire coloro che vengono torturati nell'Inferno.


Il silenzio incandescente e pacifico di Cristo in questo momento è avvertito da quanti assistono al disgustoso tumulto. La moglie di Pilato ama Cristo; lo ha visto in sogno e il suo destino la riempie di tristezza. 

Le donne lo hanno sempre amato sinceramente. Lo hanno amato di quei sentimenti che le donne felici provano per l'uomo di cui sono innamorate. Le donne sanno. 
Conoscono uomini come Cristo nel loro corpo.


Per Cristo, che è lui stesso natura, Dio e la Natura sono una sola cosa. I bambini lo sanno, dice agli amici.

Non vede i singoli alberi, le singole montagne e i singoli laghi come fanno gli altri. Vede gli alberi e i laghi e le montagne come sono, come parti integrali di un tutto, di un flusso unitario di eventi cosmici. Vede, sente, tocca con tutto il suo essere, spargendo la sua forza vitale su tutto ciò che tocca e bevendo dagli alberi, dai fiori, dalle montagne la medesima forza accresciuta di cento volte.

 Non la trattiene in sé per acquistare forza. La elargisce con abbondanza, senza mai pensare se, donando, si impoverisce.



Fonte: http://www.lameditazionecomevia.it/reich1.htm



mercoledì 27 settembre 2017

REALTA' ALTERNATIVE: l'Ecovillaggio "Pane e Pomodoro" cerca nuovi coinquilini


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Ciao, sono Beppe della fattoria “Pane e Pomodoro”. 

Vivo sull’Appennino Lucano da tredici anni, a 1050 m di altitudine ai margini di una foresta di querce e faggi. Sono tanti anni che lavoro con passione per realizzare una piccola fattoria autosufficiente. Il mio obiettivo è essere in grado di produrre tutto quello di cui si necessita nella vita di tutti i giorni in un’ottica di esistenza semplice, riducendo quindi i bisogni all’essenziale. 

Non devono mancare ortaggi, frutta, cereali, formaggio, olio e salumi; raccolta e utilizzo di erbe selvatiche e officinali; lavorazione artigianale di legno, ceramica, vimini; produzione e lavorazione di pelle, cuoio e fibre naturali come lana, ginestra e canapa con telai e metodi tradizionali. Tutto per vivere nel modo più naturale possibile, senza l’ uso di materiali inquinanti. 


Per vivere una vita in armonia con la natura. 


L'immagine può contenere: cielo, nuvola, albero, casa, neve, spazio all'aperto e naturaLe basi ci sono già: c’è una baita adibita ad abitazione ed una adibita come laboratorio (falegnameria, smielatura, trasformazione di alimenti ed artigianato vario). Al momento c’è una stalla per i maiali e una per pecore e capre. C'è un pollaio per oche, galline e tacchini. Ci sono trenta arnie che ci danno tutto il miele che serve. C'è un forno per cuocere la terracotta. 

C’è una grande tettoia creata per realizzare una barca a vela. 
C'è un frutteto impiantato da poco che gestiamo con il metodo naturale e un grande orto che ci dà da mangiare tutto l'anno ortaggi e legumi. In un piccolo appezzamento stiamo sperimentando la semina naturale del grano. In una località vicina abbiamo in gestione un uliveto. 

Al momento siamo in due. 
Ospitiamo da anni volontari e persone di passaggio che ci aiutano nei lavori quotidiani. Speriamo di trovare amici che condividano fino in fondo la nostra passione e che vogliano farci compagnia in questo progetto in maniera duratura. 

Chi volesse saperne di più può contattarci al: 3381714642 o e-mail: beppesantarelli@gmail.com




Fonte: https://www.facebook.com/media/set/?set=oa.1503208759717934&type=1


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lunedì 25 settembre 2017

ADDIO MUTUI e DEBITI: "Ho costruito casa con 180 euro"


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Mutui, affitti, prestiti, conti in banca prosciugati..il tutto per cosa? 

Avere un tetto sopra le spalle, un posto dove dormire tranquillamente. Si sa che per avere una Casa propria ci vogliono Sacrificio e Denaro…tanto Denaro!

Michael Buck, un inglese di 59 anni, non è della stessa opinione ed ha dimostrato che per costruire una Casa non c’è bisogno di avere tanti soldi o indebitarsi fino al collo con banche o altro. 
Quest’uomo è riuscito a costruire una casa soltanto con 150 sterline, più o meno 180 euro.

Vi starete chiedendo: ma come ha fatto a costruire un’intera casa con così pochi spiccioli? Avrà rubato? Sarà il solito parente di un politico italiano?

Il signor Buck è un ex insegnante d’arte, ha così sfruttato la sua originalità e creatività utilizzando soltanto materiale trovato nei cassonetti e prodotti donati da Madre Natura senza alcun costo. Per riuscire nel progetto l’uomo ha utilizzato una tecnica di costruzione molto antica, ormai quasi dimenticata.

La Cob House (che tradotto letteralmente vuol dire “casa pannocchia”, è in realtà un termine usato in Inghilterra per le case costruite con materiali naturali) si trova nel giardino del signor Buck in una campagna dell’Oxfordshire ed è già stata affittata. L’attuale inquilino è un operaio di una fattoria li vicino e paga l’affitto con il latte.





La casa in fase di costruzione, possiamo vedere come cresce in sintonia con l’ambiente che lo circonda, al contrario dei tanti palazzoni di cemento a cui siamo abituati.


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Tutti i materiali provengono dalla zona e sono tutti BIODEGRADABILI tranne il vetro.

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Con una manutenzione corretta e costante la Cob House potrebbe durare per sempre, al contrario se fosse abbandonata verrebbe presto inghiottita dalla Natura.

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Sui muri sono scritti i nomi di tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione di questa straordinaria Casa, come quelli delle tre mucche Crystal, Mist e Marigold…grazie al loro sterco sono state fatte le pareti.

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domenica 24 settembre 2017

Silvano Agosti scrive a Beppe Grillo: "Bastano due ore di lavoro al giorno per vivere felici."

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Mi giungono numerose mail che richiedono un mio parere su ciò che sta accadendo al Movimento 5 stelle che sembra stia abbandonando una sana cultura rivoluzionaria di libertà per adottare una evidente caratteristica riformista o addirittura “entrista”

Riformista significa che non lotta più per costruire una società basata su una reale distribuzione dei beni e desiderosa di procurare dignità a enormi masse di persone obbligare, per mangiare e avere un’abitazione ad accettare l’ergastolo del lavoro, addirittura cercandolo con passione invece di esigere dallo Stato e dal governo che impiegando il 10% delle spese militari tutti possano avere accesso gratuito a cibo e casa semplicemente lasciando tutto com’è da sempre ma invece di pagare l’affitto viene dato un proprio codice e poi lo Stato paga. 
Uguale al supermercato. 

Fatta la spesa si offre alla cassa invece del denaro il proprio codice e lo Stato paga. Il tutto viene effettuato dalla Sanità. 





Perché avere casa e cibo gratuito sono la migliore cura preventiva per qualsiasi disagio o malattia. 




Per questo è legittimo lottare e non per far riformare una costituzione che non è mai stata applicata o perché venga costruito uno stadio più grande o magari per continuare ad avere il vergognoso obolo di 80 euro al mese.

In cambio ogni cittadino offre due ore del proprio tempo per qualsiasi lavoro e finalmente diventa libero di vivere per almeno 22 ore al giorno.


Risultati immagini per silvano agosti lavoroPrima di ottenere questo è meglio che Grillo si scordi di andare al governo. Vediamo se ce la fa a non scordarsi almeno questo suggerimento.

Lo dico perché mi dice sempre da ormai due anni che viene a trovarmi al cinema Azzurro Scipioni, poi si scorda e non viene.
Ecco perché ho deciso di scrivere la decima e forse ultima lettera a Beppe Grillo che, per ragioni di rispetto alla privacy ho come sempre Definito ” strettamente personale e riservata.”

Un abbraccio a tutti, donne e uomini, buoni e cattivi, grandi e piccoli, belli e brutti, geniali o limitati.

Silvano






DECIMA LETTERA A BEPPE GRILLO
21 settembre 2017


Caro Beppe?

Ti scrivo in questo periodo stanco e smarrito, tipico delle fasi pre-elettorali.

Mi hai chiesto di darti qualche indicazione.
Non sono certo che ciò sia possibile, ma se lo è, la sola indicazione che mi sento di dare a un Movimento è quella di non fermarsi mai, per nessuna ragione, neppure se fermarsi viene giustificato come il solo modo per salvare il mondo.


Questo straordinario mondo del resto non chiede tanto di essere salvato, ma ciò che da sempre sogna è di essere: rispettato. 
Gli apparati ufficiali, tutti più uno, non hanno nessun interesse a rispettarlo e anzi, sono concepiti e realizzati per umiliarlo, ricattarlo, ferirlo, inquinarlo, svenderlo, massacrarlo etc.


Calcola che il mio farmacista mi ha confidato che, in ossequio ai petrolieri, ogni giorno il monossido di carbonio delle macchine avvia l’uccisione di 1200 persone solo a Roma, che moriranno di cancro tra una diecina d’anni col merito di aver rinforzato le finanze delle grandi case farmaceutiche.


Ti offro fin d’ora questa riflessione. 
Se le cinque stelle escono dal firmamento della libertà e del Movimento rimarranno cinque patetici piccoli lumi tremolanti, persi nella sfibrante oscurità del Potere.


Progettare di portare il movimento a gestire direttamente un governo di questo Paese significa volerle addirittura spegnere queste benedette cinque stelle.


Ma il suggerimento che ti offro è il seguente:
Vinci pure le elezioni, vincile magari con il massimo dei voti, ma cedi a qualsiasi altro partito la possibilità di formare un governo, a patto che il movimento rimanga all’opposizione.


Credo proprio che appartenga alla cultura originaria di questo movimento l’idea di governare dall’opposizione.


Quando il governo in carica accetta e fa sue le proposte dei Cinquestelle voi, come maggioranza le fate passare, altrimenti no. Pensa che meraviglioso gioco.


Sarebbe bello se in una fase di transizione, oltre a governare il Paese dall’opposizione, il Movimento si adoperasse per far sì che in ogni lavoro o attività, l’orario giornaliero non superi più di due massimo tre ore al giorno.


Forse invece di un reddito dato a fondo perduto i disoccupati, che ormai sono una maggioranza, potrebbero ricevere uno stipendio pari al cosiddetto reddito di cittadinanza, 



contribuendo a far sì che ognuno lavori invece che otto ore, al massimo due ore al giorno.



La libertà è la sola energia capace di rinnovare qualsiasi destino.
Lavorando poco e avendo cibo e casa garantiti gli esseri umani potrebbero finalmente prodursi nel grande gioco della creatività.
Pensaci.


Poi, dopo qualche tempo di governo dall’opposizione, potresti iniziare davvero a cambiare, come è desiderio di quasi tutti, questo Paese avendo idee e progetti più chiari su come affrontare l’impossibile, cioè trasformare final-mente questa finta democrazia in uno Stato autogestito e credibile.


Silvano Agosti