venerdì 7 settembre 2018

Parla un Indiano: "La civiltà moderna mi è stata lanciata addosso, ma non ha aggiunto un briciolo al mio amore per la verità"

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Capo Sioux: 10 Frecciate sulla Civiltà Moderna

Luther 'Orso in Piedi' fu un capo della tribù degli Oglala Lakota (Sioux) e si distinse - con altri nativi americani come Charles Eastman, Alce Nero e Gertrude Bonnin - per via degli studi e le denunce circa la frattura provocata nelle civiltà indigene delle Grandi Pianure dalla diffusione del pionierismo europeo.

Cresciuto nella tradizione del proprio popolo fino all'età di undici anni, studiò poi presso la Industrial Carlisle Indian Boarding School of Pennsylvania, dove apprese la lingua e lo stile di vita inglese (Benché sia un punto di riferimento storico nazionale, la scuola Carlisle resta a tutt'oggi oggetto di polemica tra i nativi americani.)

Tuttavia, come nel caso dei suoi connazionali appena menzionati, le sue radici indigene restarono assai profonde, il che fece di lui una rara incarnazione del concetto di 'ponte' tra culture diverse. La sua esperienza nel mondo dell'uomo bianco non fu priva di successi (recitò anche a Hollywood), tuttavia la vera eredità che lasciò ai posteri - vera missione della sua vita - fu quanto fece a tutela della propria cultura di provenienza. 



Risultati immagini per Luther 'Orso in Piedi'Al momento della sua morte aveva pubblicato quattro libri ed era diventato leader di primo piano del movimento per la tutela del patrimonio culturale e la sovranità dei nativi americani, finendo per essere considerato una delle voci più autorevoli nella divulgazione della cultura indiana tra gli uomini bianchi.


Di seguito elenchiamo dieci citazioni di Luther Orso in Piedi che potrebbero disturbare alcune diffuse convinzioni circa la civiltà 'moderna.'







1. Le lodi, l'adulazione, i modi esageratamente affettati, le parole altisonanti, sono estranee all'idea di gentilezza della cultura Lakota. Simili modi eccessivi sono visti come insincerità, e l'oratore prolisso è considerato maleducato e sconsiderato. La conversazione non viene mai avviata da una sola persona, o con modi sbrigativi.

2. Ai fanciulli viene insegnato che la vera gentilezza si esprime attraverso le azioni, piuttosto che le parole. Ai bambini è proibito di passare tra il fuoco acceso al centro di un convivio e le persone più adulte o gli ospiti seduti intorno ad esso. I bambini non possono parlare mentre gli altri parlano, né possono permettersi di prendere in giro le persone storpie o sfigurate. (Oggi invece c'è un vero e proprio odio verso gli sfortunati nella società civilizzata", frutto di una cattiva educazione)

Se un bambino sconsideratamente si comporti nei modi anzidetti, un genitore, a voce bassa, lo rimette subito in riga.



Risultati immagini per Luther 'Orso in Piedi'3. Il silenzio è molto significativo tra i Lakota, e trascorrere qualche momento in silenzio prima di parlare è il nostro modo di osservare la regola per cui il pensiero deve venire prima del discorso. 

Anche in mezzo alla sofferenza, la malattia, la morte o la sfortuna di qualsiasi tipo, il mantenimento di un grande silenzio è indice di rispetto. 
E' a causa della stretta osservanza di questo principio di buona condotta che l'uomo bianco ci ha affibbiato la falsa etichetta di stoici (insensibili, indifferenti - n.d.t.). Di conseguenza i Lakota hanno giudicato l'uomo bianco: stupido, indifferente e insensibile.


4. Non crediamo che le grandi pianure, le belle colline, i torrenti tortuosi siano 'selvaggi.' Solo per l'uomo bianco la natura è 'selvaggia' e 'infestata' da bestie e genti 'selvagge.' Per noi al contrario è l'uomo bianco ad essersi fatto addomesticare. La Terra è abbondante e siamo circondati dalla benedizione del Grande Mistero.

5. Tra noi vige il principio reale ed attivo della parentela tra tutte le creature della terra, del cielo e dell'acqua. Nel mondo animale si è manifestato un sentimento fraterno che ha fatto si che la tribù dei Lakota potesse conviverci in sicurezza.

6. Questa visione circa la interconnessione di ogni forma di vita ha dotato i Lakota di un sentimento di costante amore verso la natura. Ha riempito il loro essere con la gioia ed il mistero della vita; ha insegnato loro il rispetto per la vita, perché tutte le cose hanno pari importanza nello schema dell'esistenza.

7. E' un bene che la pelle nuda tocchi il suolo. 
Agli anziani Lakota piace sfilarsi i mocassini e camminare a piedi nudi sulla terra sacra. Il vecchio indiano continua a vivere sulla terra, anziché spostarsi verso l'alto ed il lontano, dissipando energie. Sedersi o sdraiarsi sulla terra lo aiuta a pensare più profondamente e a percepire più acutamente. Egli può vedere con più chiarezza nei misteri della vita e sentirsi più in parentela con le altre vite che lo circondano.

8. Tutto possiede personalità, anche quando differisce da noi nella forma. La conoscenza è insita in ogni cosa. Il mondo è come una biblioteca, i cui libri sono le pietre, le foglie, l'erba, i ruscelli, gli uccelli e gli animali che hanno condiviso con noi, allo stesso modo, le calamità e le benedizioni della terra. Abbiamo imparato a fare ciò che può apprendere solo lo studioso della natura, cioè a sentire la bellezza. Non abbiamo mai inveito contro le tempeste, i venti furiosi e le gelate mordaci delle nevi. Il nostro compito è adattarci, profondere più sforzi ed energie, senza lagnarci.

9. ... il vecchio Lakota era saggio. 
Sapeva che il cuore di un uomo se condotto lontano dalla natura, diventa difficile; sapeva che l'assenza di rispetto per la coltivazione, la frenesia per le cose immediate, avrebbe portato all'assenza di rispetto per gli altri esseri umani. Così egli teneva i suoi figli sempre a stretto contatto con l'influenza della natura.

10. La civiltà moderna mi è stata lanciata addosso, ma non ha aggiunto un briciolo al mio amore per la verità, alla mia onestà e alla mia generosità.


Traduzione a cura di Anticorpi.info


Fonte: http://www.anticorpi.info/2015/09/capo-sioux-10-frecciate-sulla-civilta.html

domenica 20 maggio 2018

LA STORIA DEL ROBIN HOOD ITALIANO: rubava ai ricchi per aiutare il popolo


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Il 17 Maggio 2018 si è spento un eroe italiano rimasto pressoché sconosciuto al grande pubblico:

Era l'Italia dei primi anni del secondo dopoguerra. 
A Milano, come nel resto della penisola, la popolazione lottava anche con la miseria lasciata dalla guerra e dal fascismo. 

L'Isola era uno dei quartieri più poveri del capoluogo, posizionata giusto a ridosso della stazione Garibaldi. Ed erano in molti, all'Isola, ad attendere i colpi di un noto rapinatore per poter avere un tozzo di pane. 

Ezio Barbieri non era infatti un rapinatore qualunque.



"Non potevo più vedere mia madre che per un pezzo di pane doveva fare sacrifici enormi. 

Non potevo sopportare le ingiustizie, una volta un mio conoscente fu condannato da un giudice a una pena severissima per avere venduto pane alla borsa nera. 

Al giudice feci una sorpresa a casa. 
Mi presentai in uniforme e dissi di essere stato incaricato di effettuare un controllo: assieme a due amici ripulii la casa da enormi quantità di viveri e gioielli" 



Risultati immagini per Ezio BarbieriPer lui il furto non era avidità, ma giustizia e redistribuzione per il popolo, per la sua gente. E senza mai lasciare vittime: si è spesso vantato di non aver mai ucciso, nonostante non esitasse a sparare ed ad utilizzare bombe a mano per seminare i poliziotti. 

Le sue rapine erano imprevedibili: finti posti di blocco, travestimenti e - secondo alcuni - una donna nuda per distrarre il personale di una banca. Una volta messo in saccoccia il bottino, dritti all'Isola ad aiutare chi faceva la fame.

La sua sete di rivolta non si placa neanche dopo l'arresto nel febbraio 1946: due mesi dopo scatena infatti una delle maggiori rivolte carcerarie italiane a San Vittore che gli costerà 30 anni di carcere duro. 

Nel 1971 esce di prigione e diventa un commerciante a Barcellona Pozzo di Gotto, vicino Messina. Vive una vita tranquilla fin quando non diventa, suo malgrado, protagonista de "La Pasqua Rossa" di Bevilacqua, ricevendo attenzioni che non hai mai particolarmente apprezzato. 

Si è spento il 17 maggio 2018. 

E noi lo vogliamo ricordare, insieme a tutti coloro che, prima e dopo di lui, furono delinquenti secondo lo Stato, ma eroi per il popolo.

domenica 6 maggio 2018

Quel telescopio vaticano di nome "Lucifer" che andrà a profanare il sacro Monte degli indiani Apache

LUCIFER: IL TELESCOPIO VATICANO SUL MONTE SACRO AGLI INDIANI APACHE


Articolo di mondoturista.com:
Un viaggio in Arizona sulla scia della ferma convinzione di voler essere viaggiatori e non turisti, di voler fare del viaggio un’occasione di crescita spirituale e personale, un’occasione di espandere la propria conoscenza.

Si decide di partire per l’Arizona per svariati motivi, dai più effimeri e legati al mito cinematografico dei western, passando per la volontà di vedere la maestosità del Grand Canyon e della Death Valley, fino ad arrivare alla curiosità di “toccare con mano” ciò che rimane della cultura dei nativi americani Navajo e Apache.

Non è solo questo che troverete nel più affascinante Stato degli Stati Uniti d’America.

E’ infatti nota a pochi la presenza di un osservatorio astronomico Vaticano (il VATT: Vatican Advanced Technology Telescope) sulla sommità del Monte Graham, il monte sacro della tribù Apache, che si è vista invasa, per l’ennesima volta, anche dallo Stato più piccolo e potente al mondo.

Le due stranezze che saltano subito all’occhio sono la sua targa inuagurativa, intitolata a Giovanni Paolo II e  il nome scelto per l’imponente osservatorio: “LUCIFER“.


Risultati immagini per Monte Graham LUCIFERLa Santa Sede dice che è stata una scelta obbligata poiché si tratta dell’acronimo di” Large Binocular Telescope Near-ifrared Utility with Camera and Integral Field Unit for Extragalactic Research”, ciò non toglie, che suona alquanto particolare come nome di una struttura vaticana, che studia le stelle e i pianeti lontani, su un monte sacro alla religione animista degli Apache, in una terra in cui si è sempre discusso sulla veridicità o meno di continui avvistamenti alieni.


Il monte Graham si trova vicino a Tucson, nei pressi della riserva Apache San Carlos. Con i suoi 3.200 metri di altezza è una delle cime più alte dell’Arizona. Nella lingua nativa, si chiama Dzil Nchaa Si’an, la grande montagna seduta, a causa del suo profilo particolare.


Risultati immagini per Monte Graham apacheQui sono sepolti gli antenati degli Apache, qui i “medicine-men” raccolgono erbe per la terapeutica; qui gli sciamani Apache celebrano i riti sacri.

La prima domanda che bisognerebbe porsi, non è tanto “perchè gli astronomi gesuiti hanno profanato un luogo sacro, infliggendo ai nativi Apache l’ennesima pena,… l’ennesimo sopruso?”,

ma ci si dovrebbe soprattutto chiedere “Cosa può aver giustificato un tale scempio, una tale occupazione usurpativa e crudele da parte di uomini di fede, autorizzati, ovviamente, da tutti i Papi, che in questi 20 anni si sono succeduti?”.

A onor del vero, bisognerebbe riflettere anche sulla scelta del luogo, perchè si è oltrettutto rivelato non idoneo per un osservatorio. Il sito infatti presenta una visibilità scarsa e inadatta all’osservazione astronomica.

La scelta del nome Lucifer, poi, è la ciliegina su una torta dal retrogusto già di per sé molto amaro.

Lucifero, il nome del demonio, demonio che in realtà era un angelo caduto dal cielo… che in molti culti legati all’esoterismo viene ritenuto un dio o addirittura un alieno venuto da un altro pianeta, per colonizzare la Terra e gli esseri che la popolavano.




Risultati immagini per indian apache
Analogie con queste “superstizioni” o eresie, se pur probabilmente assurde, nascono in ogni caso spontanee e spontanee sono le conseguenti domande che le persone si pongono di fronte alla realtà dello spreco di denaro ecclesiastico, del voler occuparsi di astronomia a tutti i costi (anche a quello della libertà religiosa e di pensiero di un popolo da secoli già martoriato da ingiustizie e profanazioni), da parte di uomini che per loro vocazione e scelta dovrebbero solo occuparsi degli aspetti spirituali della vita, lasciando scienza e ricerca ad altri.

Altra informazione da tenere in conto per poter trarre le proprie conclusioni sull’intera vicenda della realizzazione di quest’opera, è che dopo le proteste inoltrate dagli Apache al Papa, il Vaticano ha inviato degli esperti sul posto, i quali hanno decretato che il luogo “non è sacro”.

A capo di questi esperti il gesuita Padre Coyne, che pare abbia dichiarato: “la volontà degli Apache a difendere la montagna è un tipo di religiosità che deve essere soppressa con tutta la forza che si riesce a radunare”. (cit)


Risultati immagini per indian apachePer chi non lo sapesse, il Vaticano si occupa di astronomia da moltissimo tempo. A Roma, precisamente a Castel Gandolfo, l’Osservatorio Astronomico, o Specola Vaticana, è un istituto di ricerca scientifica direttamente dipendente dalla Santa Sede; esso fa capo al Governatorato dello Stato della Città del Vaticano e può essere considerata uno degli Osservatori astronomici più antichi al mondo.

La sua origine infatti risale a quando Papa Gregorio XIII fece erigere in Vaticano nel 1578 la Torre dei Venti e vi invitò i Gesuiti astronomi e matematici del Collegio Romano a preparare la riforma del calendario promulgata poi nel 1582. 

Da allora, con sostanziale continuità, la Santa Sede non ha cessato di manifestare interesse e di dare il proprio appoggio alla ricerca astronomica.



Da decenni si svolge una battaglia per la difesa del monte Graham che vede insieme tribù indiane, movimenti ecologisti e organizzazioni di tutto il mondo. Persino gli operai dell’Ansaldo di Milano sono entrati in sciopero e, in segno di protesta contro il progetto, si sono rifiutati per molti mesi di partecipare alla costruzione del telescopio italiano. 

Il progetto, tuttavia, è stato solo rallentato, ma non bloccato.


Fonte: https://www.mondoturista.com/lucifer-il-telescopio-vaticano-sul-monte-sacro-agli-indiani-apache/