mercoledì 5 aprile 2017

L'Antica arte Divinatoria della Rabdomanzia e come praticarla

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La rabdomanzia (o radiestesia, per usare un termine più moderno) è una pratica che mi ha sempre affascinato, e già da un po' di tempo avevo voglia di parlarne nel Vecchio Focolare


In genere la parola "rabdomanzia" evoca l'immagine del cercatore di acqua, metalli, oggetti nascosti e tesori per mezzo di una particolare verga a forma di Y

In realtà, però, questa tecnica è sempre stata praticata da moltissime popolazioni con gli strumenti più disparati, e con finalità divinatorie: determinare il volere degli Dei, predire il futuro, persino stabilire la colpevolezza dei condannati nei processi o determinare le cause di malattie sconosciute.





Con questo sistema è stata trovata l'acqua nel deserto e sono stati individuati giacimenti di petrolio, oro e altri metalli preziosi, la rabdomanzia funziona, ma comprendiamo bene perché. La rabdomanzia è applicata soprattutto in campo minerario, i rabdomanti sono molto ricercati e ben pagati, specie quando ottengono risultati positivi. 

Al famoso Uri Geller, per esempio, sono bastati pochi anni di lavoro con le compagnie petrolifere per diventare ricco.



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La rabdomanzia fu considerata per lunghissimo tempo come opera diabolica, ma alla fine del XYII secolo L. de Vallemont incominciò ad occuparsi dei primi studi moderni su questa pratica con la sua opera "La physique occulte ou Traité de la baguette divinatoire" (1693). 

Oggi, per indicare tutti i fenomeni compresi nel termine "rabdomanzia", si usa preferibilmente il nome "radiestesia" (sensibilità a radiazioni), nato probabilmente dai primi tentativi di spiegare scientificamente questo fenomeno con la tesi che dagli oggetti nascosti (acqua e metalli) partissero speciali radiazioni che i rabdomanti riuscivano a captare. 

Secondo il testo "La radiestesia" di R.P.J. Jurion, che ho trovato molto interessante, questa tesi è ormai superata. Jurion sostiene che la radiestesia sia in realtà un mezzo di conoscenza universale basato sull'intuito del praticante, una teoria simile a quella che espongo più avanti in questo post. 





 In Gran Bretagna, persino aziende per la fornitura dell'acqua ammettono di essersi rivolti ai rabdomanti.




Attualmente molti respingono come scientificamente infondate le tesi dei radioestesisti, altri ammettono che entro certi limiti la radioestesia abbia un fondamento. Io parlerò di rabdomanzia con un approccio empirico, ma soprattutto sciamanico. Vediamo come funziona, a grandi linee, questa affascinante pratica divinatoria.



I principi della rabdomanzia:

Risultati immagini per rabdomanziaCome molte forme di divinazione, anche lo scopo principale della rabdomanzia è quello di comunicare con la propria consapevolezza superiore e con l'inconscio collettivo. 

In questo caso la risposta perviene attraverso i movimenti più impercettibili del corpo (che in una visione olistica è un tutt'uno con l'anima), movimenti che vengono poi trasmessi a uno strumento.

Gli strumenti della rabdomanzia più conosciuti sono il pendolo e la classica bacchetta a Y. Nelle tradizioni di tutto il mondo, però, possiamo trovare anche rabdomanti che utilizzano gusci di tartaruga (in Nigeria), fili avvolti su bastoncini (presso i Kasha, Nord America), aghi galleggianti (presso i Cherokee), tavolette di legno (in Sudan), chiavi infilate nelle bibbie (nelle campagne italiane) e lo stesso corpo umano (in Himalaya).





Che cos'hanno in comune 
tutti questi strumenti? 




Analizziamo brevemente i più conosciuti: 
il pendolo e la bacchetta.

Il pendolo è costituito da un filo (di qualsiasi materiale) alla cui estremità inferiore è fissato un peso (vedi La Rabdomanzia. Parte II: il Pendolo).



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La  bacchetta a Y  è costituita da un ramo biforcuto o da due verghe di legno piuttosto flessibile (come quello di nocciolo), di cui due estremità vengono legate fra di loro, mentre le altre due vengono sorrette (non impugnate) nelle mani del rabdomante, in modo che la Y resti puntata in avanti in un equilibrio precario.

E' proprio questo il denominatore comune agli strumenti dei rabdomanti: l'equilibrio precario

Il rompersi improvviso di questo equilibrio costituirà la risposta. Il rabdomante pone il quesito: quando il pendolo incomincerà a oscillare o la bacchetta sembrerà essere strattonata improvvisamente verso il basso, in quel momento si avrà la risposta.

Se la divinazione viene praticata in modo corretto, la rottura dell'equilibrio è provocata da un movimento impercettibile del rabdomante, impercettibile a lui stesso. 

La sua mente, durante l'atto, dev'essere completamente libera, così che la sua consapevolezza interiore possa percepire la risposta dall'Universo e comunicarla al corpo. 





"Non è possibile che la rabdomanzia funzioni se chi la pratica non si concentra mentalmente sull'oggetto della sua ricerca."




Il corpo, attraverso lievissimi movimenti dei muscoli, comunica il movimento al pendolo (o alla bacchetta, alla tavoletta di legno, al guscio di tartaruga, ecc...), e l'equilibrio precario si rompe.


Risultati immagini per rabdomanziaNella rabdomanzia, la risposta in genere è basata su un sistema binario: è un o un no, o comunque una sola fra due possibili scelte. Il quesito che si dovrà porre durante l'atto di divinazione dovrà dunque essere una "domanda chiusa". 

Se il problema è più complesso, si dovrà scomporlo in più elementi, in modo da andare ad esclusione ed arrivare ancora una volta a poter porre una domanda chiusa (quando parlerò del pendolo spiegherò più dettagliatamente questo concetto). I principi della rabdomanzia si basano quindi sulla capacità del nostro corpo di percepire la risposta corretta a una domanda, e sulla fragilità dell'equilibrio dello strumento che si utilizza.




Esperimenti con la bacchetta:

Anni fa, un po' per gioco un po' sul serio, io e degli amici ci eravamo divertiti a costruire delle bacchette da rabdomanti con rami di nocciolo, dopo che il giardiniere del Parco Marazza di Borgomanero aveva appena finito con la potatura. 



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Ci eravamo prefissati di trovare delle sorgenti sotterranee, e le nostre bacchette si abbassavano sempre nelle vicinanze della fontanella (ma guarda che caso!). Ovviamente quella non era vera rabdomanzia, perchè mentre lo facevamo ci prendevamo in giro a vicenda, e, per quanto mi riguarda, sicuramente non avevo preparato la mente in modo adeguato a liberarla da ogni pensiero, condizionamento o desiderio che fosse di trovare l'acqua. 

Però in quell'occasione capii come dovevano essere tenute le bacchette, e alla fin fine vi posso confessare che qualcuno dei tentativi di quel giorno fu fatto con serietà: quando tutti gli altri persero l'interesse per quella mattana, io incominciai a gironzolare per conto mio, silenziosa e un po' più concentrata con le mie belle bacchette di nocciolo, cercando di influire il meno possibile sul loro movimento, e trovai diversi punti dove queste si piegavano improvvisamente verso il basso. 

Non verificai mai se in quelle zone si trovasse effettivamente dell'acqua sotterranea, ma questa fu un'altra utile lezione: quando ci si allena in una pratica come la rabdomanzia, è sempre bene avere la possibilità di verificare se la risposta che si è trovata corrisponde al vero.


Risultati immagini per rabdomanziaIn seguito provai ancora, per conto mio, ad applicarmi più seriamente. Una volta la rabdomanzia mi è stata utile per ritrovare un paio di occhiali da sole che avevo perso durante una passeggiata coi cani, in un campo erboso vastissimo vicino al fiume Sesia. L'erba era molto alta, e cercarli a occhio nudo sarebbe stata una vera impresa. Ma ero certa di averli persi lì, in mezzo a tutto quel verde. Mi dovetti munire di molta pazienza, perchè lavorando con le bacchette bisogna dividere mentalmente il campo in vare sezioni, e passarle in rassegna tutte quante.  Ma ritrovai gli occhiali molto prima di quanto mi aspettassi: all'improvviso la bacchetta puntò verso terra, e fui davvero entusiasta quando mi ritrovai davanti i miei begli occhiali da 5 euro!

Gli esperimenti che vi propongo fra poco li ho provati in diverse occasioni durante le passeggiate che faccio coi miei cani, e anche se non sempre mi sono riusciti devo dire che la percentuale di successo è stata considerevole... e poi mi ci sono divertita!



Costruire e reggere una bacchetta a Y:

Gli usi della bacchetta sono forse più limitati di quelli del pendolo, perchè come strumento è meno adatta a cercare risposte di tipo metafisico, o a fare indagini su una cartina topografica. Però è uno strumento divertente, perchè con essa possiamo tranquillamente agire all'aperto, e allenarci a cercare acqua, metalli, oggetti smarriti e sentieri.

Cercate due rami di nocciolo abbastanza sottili, lunghi all'incirca 3 spanne. Usando uno spago legatene insieme due estremità, molto saldamente. Tenete in ciascuna mano le altre due estremità dei rami, e allargateli in modo da formare una Y (come nel disegno di destra). Ora tenete le mani con i palmi verso l'alto, e sorreggete le due estremità, piegando le dita perchè non vi sfuggano di mano, ma in modo tale da lasciar libera la vostra bacchetta di oscillare in seguito a qualsiasi sollecitazione. La Y deve puntare davanti a voi.



La ricerca:

Ora potrete sbizzarrirvi a cercare delle cose intorno a voi. Per esempio, durante una passeggiata potreste mettervi in cerca di un fiore o di un' erba particolare che non balza subito all'occhio, o di una zona dove questa cresce di preferenza. Nel periodo di settembre-ottobre potreste provare a sperimentare la rabdomanzia nel campo della ricerca dei funghi. Potreste cercare anche un sentiero o una strada sterrata che conduce a una certa frazione che si trova nei dintorni. I risultati di questi due tipi di indagini sono facilmente verificabili. Un po' meno la ricerca dei percorsi abituali di certi animali selvatici, anche se sarebbe interessante localizzare le tane e i nidi dellle specie che vivono nella vostra zona.  





Concentratevi mentalmente sulla questione. 



Visualizzate l'erba o il fungo da trovare, l'animale di cui vi interessa seguire le tracce (ovviamente dev'essere una specie che vive nella vostra zona), o il segnale stradale con la scritta del paese o della frazione che volete raggiungere.  

Prima di incominciare la ricerca vera e propria, è importante che stabiliate consciamente una convenzione: per esempio, che appena raggiungerete la direzione giusta per la vostra ricerca la bacchetta incomincerà a oscillare, e che quando arriverete a trovare l'"oggetto" prefissato la  bacchetta punterà decisamente verso il basso. 

Questo non interferirà con la veridicità della ricerca: si tratta semplicemente di stabilire un codice d'intesa con il proprio corpo. E' un po' come dirgli: "Quando troverai la strada giusta, dammi questo segnale, e io capirò".

Ora potete incominciare a camminare verso le varie direzioni, con la punta della vostra bacchetta in avanti. Osservate il suo comportamento.  Questo è il momento di agire con la mente libera dai condizionamenti e dalle aspettative. Fatevi da parte, e lasciate fare al vostro corpo. Ci vorrà un po' di pazienza. 

Osservate semplicemente la bacchetta, seguite le sue oscillazioni man mano che diventano più decise. 

Appena raggiungerete l'erba, la frazione o l'albero su cui si trova il nido dell'uccello (per esempio) che vi eravate prefissati di trovare, la bacchetta potrebbe anche strattonare improvvisamente all'ingiù. Tutto dipende dalla vostra sensibilità, dall'allenamento, e dalla capacità che dimostrete di non farvi condizionare dalla volontà cosciente. 


Risultati immagini per rabdomanziaUn esercizio più semplice potrebbe essere quello di individuare i quattro punti cardinali. Stabilite di individuarne uno solo, per esempio il Sud. Girate su voi stessi con la vostra bacchetta fra le mani. Dovrete girare molto molto lentamente. Se non vi riesce al primo tentativo provate di nuovo. Quando vi troverete rivolti a Sud, la bacchetta dovrebbe abbassarsi. Questo esercizio mi è riuscito abbastanza spesso. Ovviamente vi conviene portare con voi una bussola per verificare la correttezza del risultato.


Una semplice tecnica per liberare la mente prima di cominciare: "La Fontana"

Mi sono ispirata a una tecnica proposta nel libro "Segni e presagi" di Sarvananda Bluestone, proprio nel capitolo che parla di pendoli e rabdomanzia. L'ho semplificato di molto, perchè quando si è in giro per boschi è molto più semplice liberare la mente e mettersi in sintonia con l'ambiente vivo che ci circonda, anche senza esercizi elaborati, e perchè penso che dal punto di vista psichico la pratica con le bacchette sia un po' meno difficoltosa di quella con il pendolo.

1)In piedi ed eretti, con le gambe leggermente divaricate e i piedi ben piantati al suolo, chiudete gli occhi.

2)Fate dieci respiri profondi, inspirando dal naso ed espirando dalla bocca.

3)Concentratevi sulla sommità della vostra testa. Cercate di far scorrere tutte le vostre energie verso quel punto, e lasciatele uscire verso l'alto come una fontana. Pensieri di qualsiasi tipo, desideri, immagini: buttate fuori tutto dalla vostra testa.

4)Rimanete per un paio di minuti concentrati sull'immagine della fontana. Ora siete pronti per cominciare a sperimentare con la vostra bacchetta.

Questo breve esercizio, per quanto semplice, non è da trascurare, perchè sia con la bacchetta, e ancora di più con il pendolo, vi accorgerete di quanto è facile influenzare i risultati secondo le nostre aspettative. Invece, mai come nella rabdomanzia, il nostro intelletto deve farsi da parte e accontentarsi del ruolo di osservatore. Ancora una volta, è il nostro Sè che deve comunicare con il resto dell'Universo, cogliere i suoi segnali e trasmetterli al corpo, che a sua volta trasmetterà i suoi movimenti impercettibili allo strumento che abbiamo costruito perchè questi possa parlarci in modo chiaro e inequivocabile. 


Fonte: http://ilvecchiofocolare.blogspot.it/2009/11/la-rabdomanzia-i-parte-la-bacchetta-del.html

domenica 2 aprile 2017

L'Anarchia degli Indiani D'America

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Il principio di base del governo indiano 
era sempre stato il rifiuto del governo stesso


La libertà dell’individuo era considerata praticamente da tutti gli indiani a nord del Messico come una regola infinitamente più preziosa del dovere  dello stesso individuo verso la sua comunità o la sua nazione. Il fenomeno di singoli individui, o piccoli gruppi, che abbandonavano la tribù di origine per unirsi ad un’altra dello stesso ceppo linguistico era piuttosto comune. La mancanza di un’organizzazione statale portò gli europei a considerare i nativi americani dei selvaggi.

L’uomo indiano non aveva obblighi di lavoro o di tributi verso alcun suo simile: cacciava e lavorava unicamente per soddisfare i bisogni propri e della propria famiglia, e una volta soddisfatti questi, poteva dedicare il suo tempo al riposo, alla danza, ad altre arti. 



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Il rispetto delle regole veniva assicurato da associazioni di volontari, che erano di due tipi: di polizia e civili. Esse mantenevano l’ordine, anche durante i trasferimenti degli accampamenti, avevano funzione di sorveglianza dei campi, e di far sì che venissero rispettate le regole di caccia e sull’abbattimento degli alberi (cosa che poteva allontanare la selvaggina). 


Un bracconiere non veniva privato della libertà, ma gli veniva imposta la consegna delle armi e il sequestro della selvaggina.


Il capo tribù non aveva alcuna autorità sui suoi membri. 
Risultati immagini per capo indianoDurante la pace era il portavoce della comunità, un buon oratore per parlamentare con gli altri capi, ma la sua parola non aveva “forza di legge”: può persuadere solo con la parola, non ha altri mezzi di coercizione a disposizione. Era anche l’uomo più generoso della tribù, che faceva grandi dono durante le festività e faceva sì che il bottino delle scorrerie venisse spartito in maniera equa.

Durante la guerra (e non è detto che il capo di pace e il capo di guerra coincidessero) rivestiva un ruolo importante, di guida e strategico. Molto spesso era un guerriero abile, in cui gli altri guerrieri avevano fiducia: si creava così una sorta di obbedienza naturale. 

E se il capo cercava di spingere la tribù in guerra solo per sua gloria personale, i guerrieri lo abbandonavano rifiutando di seguirlo. Era il capo ad essere al servizio della tribù, e non viceversa.



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Le decisioni più importanti della tribù (guerra, pace, caccia) erano prese da un “consiglio”, il più delle volte formato dagli anziani, dal capo e a volte anche dai membri delle associazioni. Per ogni decisione era necessaria l’unanimità, ma nessuna decisione poteva mai attentare alla libertà individuale di un consociato. I conflitti personali si regolavano attraverso la mediazione del capo o di un familiare. I membri del consiglio, come i capi, erano scelti da tutti gli adulti della comunità.

La guerra aveva due funzioni: da una parte un significato rituale, necessario alla stabilità del gruppo, dall’altra impediva la formazione di vaste comunità, e quindi l’emergere stesso di entità politiche superiori all’individuo (statali, dunque)


Lo stato di guerra era dunque permanente nella società indiana, ma non aveva come obiettivi ingrandimenti territoriali o conquiste di risorse naturali. Era connaturata al sentimento religioso – di qui il dipingersi il corpo, i canti di guerra – e nessuno era obbligato a parteciparvi. 

I giovani la vedevano come opportunità per ottenere prestigio. 
Risultati immagini per indiani d'america dipintiPer provare la sua bravura il guerriero indiano non doveva per forza uccidere il suo avversario, ma gli bastava vincere una prova assegnatagli dalla tribù: sciogliere e portar via un cavallo dal campo, appropriarsi dell’arco di un nemico in un corpo a corpo, colpire l’avversario con la mano (presso i Crow), rubare un fucile o la pipa da cerimonia (presso i Piedi Neri). 


Erano guerre lampo, la maggior parte delle volte, cui non facevano seguito prerogative di una tribù su un’altra o massacri della tribù sconfitta. Fra le diverse tribù si stringevano spesso delle alleanze, che quando diventavano durature si trasformavano in leghe. Queste leghe avevano competenza però solo per gli affari di guerra, non ledendo in alcun modo la “sovranità” delle singole tribù.

Questa visione “anarchica” era presente in tutti i comportamenti, a partire dall’unità sociale più piccola, la famiglia. 





L’idea di padre-padrone 
sul continente americano fu portata dagli europei.




Il genitore indiano era tendenzialmente restio a punire i figli. 
Le loro dimostrazioni di caparbietà erano sempre accolte come un’indicazione propizia dello sviluppo di un carattere che stava maturando.

Riguardo le donne, la credenza che si diffuse tra i bianchi che uno sposo “comprasse” la moglie era falsa. 



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Non si trattava dell’acquisto di una persona, bensì di un “risarcimento” da parte del giovane alla famiglia della ragazza, alla quale toglieva una parte importante della forza-lavoro: le donne della tribù, infatti, svolgevano mansioni come cucinare, conciare le pelli, preparare la carne dal conservare per l’inverno, e di organizzare il trasporto delle masserizie durante il trasferimento degli accampamenti. 

Nella società indiana vi era una grande libertà sessuale (usavano delle tisane come contraccettivo e non c’era alcun obbligo di castità prematrimoniale) e furono poche le proibizioni sociali che riguardavano le donne. Il divorzio poteva essere ottenuto semplicemente se entrambi i coniugi fossero stati d’accordo. 

Quando il capo Oglala Nuvola Rossa fu invitato a Washington DC per negoziare la pace con il Presidente Grant, la sua delegazione comprendeva 16 uomini e 4 donne. Le delegazioni di bianchi impegnate in politica, all’epoca e per molto tempo dopo, erano esclusivamente maschili...





L’omosessualità  non era uno scandalo. 



Risultati immagini per indiani omosessualiGli indiani dei gruppi Sioux, ad esempio, avevano un grande rispetto per omosessuali ed ermafroditi: li chiamavano “mezzi uomini” (ma non c’era un senso spregiativo), e a loro veniva affidata una funzione divinatoria e cerimoniale all’interno della tribù. Le predizioni dei mezzi uomini erano tenute in molta considerazione. 

Questa testimonianza storica serva di lezione a tutti quelli che, imprigionati dai mezzi di comunicazione di massa, credono erroneamente che l'omosessualità sia una faccenda solo degli ultimi tempi, anche in questo caso dunque, la società "selvaggia" indiana ci da una grande lezione di umanità, ponendo massimo rispetto verso chi scegli di vivere la propria sessualità in modo diverso dalla massa.





Il contatto con la civiltà” 
ruppe l’incantesimo di questa società libera. 



Eppure molti europei, all’inizio della colonizzazione, erano estasiati dal modo di vivere libero dei nativi. Provenendo da territori dove le convenzioni statali, sociali e religiose erano opprimenti, videro nella vita con gli indiani un occasione di riscatto. 

In molti abbandonavano l’esercito, il villaggio, la nave e la famiglia per unirsi alle tribù. La situazione era così “grave” agli occhi delle autorità del XVII secolo, che il governatore della Virginia stabilì pene severissime per i fuggiaschi. Il missionario Sagard osservò che “i francesi divengono dei selvaggi non appena cominciano a vivere a contatto con i selvaggi”.


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Questa fuga di massa dei bianchi dal gregge civilizzato da cui provenivano si rinnovò all'improvviso negli anni 60' del secolo scorso, quando giovani europei, stufi delle rigide regole sociali e statali imposte dai governi delle società bianche, decisero di ribellarsi e non a caso imitando proprio gli Indiani, stiamo ovviamente parlando degli Hippie, che uniti bruciarono carte d'identità e passaporti, dormivano in tende e furgoni, mangiavano all'aperto sotto cieli stellati, organizzavano feste che duravano molti giorni e fuggivano le città e la vita industriale segnata dal lavoro, preferendo la povertà controllata, l'ozio ed uno stile di vita molto indiano.



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Questa ribellione di massa preoccupò non poco gli apparati di potere occidentali che corsero ai ripari sguinzagliando Tv e giornali per dipingere gli Hippie come dei giovani sbandati, drogati e privi di amore per la patria, giustificarono così repressioni e arresti, trattamenti sanitari obbligatori nelle psichiatrie, tutto questo per riportare le pecore nere al loro gregge originario...

Ma lo spirito indiano che ispirò gli Hippie è ancora presente nell'aria europea ed oggi è vivo più che mai negli ecovillillaggi, nei giovani che fondano comunità autosufficienti e coltivano la terra, in quelli che fuggono dalla vita civile per girare il mondo e stabilirsi proprio in quelle zone considerate "primitive", dove la vita profuma ancora di sana anarchia, che lontana dal termine dispregiativo occidentale che vuole a tutti i costi associarla alla parola "caos", significa piuttosto libertà, quella libertà che gli Indiani d'America ci hanno insegnato, quella stessa libertà che la rigida mente occidentale non ha mai accettato e che tutt'ora continua a punire gli Indiani per quello che ci hanno insegnato.


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Riassumendo in sintesi:


- Gli Indiani D'America non avevano uno Stato.

- Le guerre non avevano lo scopo di conquiste e di espansione bensì di evitare che si creasse una singola autorità che dettasse leggi sugli altri individui.

- La libertà dell'individuo era al primo posto e in nessun modo si tentava di porre limitazioni a queste libertà individuali.

- Il lavoro era limitato al procurarsi da mangiare, non esistevano orari da rispettare, sveglie ne ordini da eseguire, ognuno era il padrone di se stesso e poteva usare il proprio tempo come gli pareva.

- Le regole venivano fatte rispettare da una sorta di polizia locale che non aveva lo scopo di punire, bensì di educare,

- Il Capo Tribù non esercitava autorità sui membri della propria comunità, ma si limitava invece ad essere una guida saggia in grado di placare gli animi e dare consigli al momento opportuno, niente tiranni, niente dittatori nelle società indiane!

- Tutte le decisioni importanti riguardo il futuro delle comunità venivano prese attraverso dei consigli locali, discutendone con TUTTI.

- Non esistevano padri-padroni, la famiglia era ugualitaria e la donna valeva quanto l'uomo, nessuno dunque esercitava autorità sui propri figli o le proprie mogli.

- Il sesso era libero, non c'era monogamia e per evitare gravidanze indesiderate gli sciamani davano alle giovani donne tisane a base di erbe in grado di fungere da contraccettivo.

- Le donne non venivano vendute come i nostri antenati bianchi hanno voluto farci credere, bensì il maschio usava dare un riconoscimento economico ai genitori della donna con la quale voleva andare a vivere, in quanto la mancanza della figlia significava perdita di forza-lavoro famigliare.

- L'omosessualità non era uno scandalo, i "diversi" venivano rispettati da tutti i membri della tribù.


Gli Indiani erano in sostanza un popolo anarchico, libero e felice, i colonizzatori bianchi che provenivano da un sistema già marcio allora, non sopportarono tale accecante visione di vita e da brava oppressi cercarono in tutti i modi di distruggerli non solo materialmente e fisicamente, ma anche spiritualmente, quest'ultimo tentativo, nonostante i lunghi secoli di sterminio ed oppressione, non gli è mai riuscito, in quanto gli Indiani conservano tutt'ora un forte legame spirituale con al Terra ed il proprio popolo, la lotta contro l'oleodotto a Starting Rock di questi mesi ne è il chiaro esempio!





sabato 1 aprile 2017

Microchip nel cervello per scaricare file, la nuova "diavoleria" di Elon Musk

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Elon Musk non si ferma più. Dopo la (ormai datata) invenzione della PayPal, la fondazione dell'automobilistica Tesla, il progetto dell'invio di turisti nello spazio grazie a Space X, ora l'imprenditore di origini sudafricane ha un altro obiettivo davanti a sé: unire i computer con i cervelli umani per consentire alla gente di mantenere il passo con i dispositivi elettronici.

Secondo indiscrezioni riportate dal Wall Street Journal, Musk ha di recente fondato la start up Neuralink, che si propone di impiantare piccoli elettrodi nel cervello: il fine, prima o poi, è quello di caricare file e scaricare pensieri (orwelliani? controllati? Stabiliti dal Grande Fratello globale?). Ma l'obiettivo principale, comunque, è quello di sviluppare computer per il cervello per curare le malattie.

Il WSJ cita fonte anonime ma sembra sicuro di quanto afferma. Neuralink avrà sede in California e la conferma dell'esistenza del gruppo è arrivata da Max Hodak, fondatore di Transcript, una azienda che si occupa di portare la robotica all'interno dei laboratori di ricerca. "Neuralink è ancora nella fase embrionale e c'è ancora molto lavoro da fare prima di poterla presentare ufficialmente", ha detto Hodak, che sta appunto lavorando alla fondazione della società. Per ora Musk, invece, non ha voluto commentare la notizia.


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L'idea principale di Neuralink è quella di studiare le malattie del cervello e allo stesso tempo evitare "che l'umanità venga sottomessa dalle macchine", scrive il Wall Street Journal. Musk la scorsa estate aveva accennato alle idee che potrebbero essere sviluppate dalla nuova startup. In particolare aveva parlato della possibilità di collegare il nostro cervello con un computer e raggiungere un livello di funzionalità impensabile.

Ma il CEO di Tesla non è l'unico a voler lavorare sul potenziamento artificiale del cervello: esiste anche Kernel, start up finanziata con 100 milioni di dollari da Bryan Johnson, fondatore di una società di pagamenti online. Anche in questo caso lo scopo iniziale è quello di combattere le malattie, per poi iniziare a trasformare il cervello.

Non è una novità, infine, che anche la Defense Advanced Research Projects Agency (DARPA), l'agenzia del dipartimento della difesa che si occupa di tecnologia, stia studiando programmi di interfaccia uomo-macchina da inserire nel cervello. 

Ovviamente la strada è ancora molto lunga. Prima di impiantare elettrodi è fondamentale trovare un processo poco invasivo. 

Quanto tempo ci vorrà? Secondo Musk, quattro o cinque anni.



Fonte: http://m.huffingtonpost.it/2017/03/28/elon-musk-microchip-cervello-neuralink_n_15653654.html?utm_hp_ref=italy&ncid=fcbklnkithpmg00000001