lunedì 21 marzo 2016

Steven Seagal: "GLI ATTENTATI TERRORISTICI SONO IN REALTÀ FALSE FLAG"


L'attore Steven Seagal in un'intervista con RT, ha sostenuto che le recenti e continue sparatorie accadute negli U.S.A, non siano in realtà opera di persone squilibrate appartenenti al popolo, bensì vere e proprie operazioni false flag ad opera del governo americano, progettate per raccogliere sostegno e consensi per la legislazione sul controllo delle armi.

Nel video Steven Seagal parla senza mezzi termini della sua convinzione che sia in atto uno sforzo concentrato da parte del governo di violare i nostri diritti, come parte di un attacco mirato alle basi fondamentali della Costituzione.




"Il diritto costituzionale di possedere armi, non significa solo proteggersi dagli invasori stranieri, ma anche dagli stessi governi quando questi agiscono nel male". 

E continua: "Credo, e mi dispiace dirlo, ma molti di questi omicidi di massa e tutti questi attentati che stanno accadendo, siano stati progettati a tavolino."

D'altronde, gli stessi americani etichettati come "complottisti", da tempo sostengono che il governo americano con il supporto della CIA, utilizzino capri espiatori controllati da MK ULTRA, al fine di fomentare la violenza, in modo tale che, sia il popolo stesso a chiedere di essere disarmato. Essi ritengono che alla fine del "gioco" una insidiosa dittatura arriverà, con tanto di legge marziale.

Vale la pena ricordare a questo punto, l'omicidio del regista americano che stava lavorando ad un film-denuncia sul futuro americano, dove appunto, narrava di una spietata dittatura, dove la polizia sopprimeva il popolo stesso.


Leggi l'articolo: 

Fonte: http://realitieswatch.com/steven-seagal-thinks-many-mass-shootings-engineered-government/

sabato 19 marzo 2016

L'OSSESSIONE DEL CIBO NELLA SOCIETA' OCCIDENTALE


Mangiare è un piacere irrinunciabile… giustificato dal bisogno di mantenersi in vita!


- “Pensa ai bambini che muoiono di fame e finisci quello che hai nel piatto!”

- “Mangia tutto, perché la roba da mangiare non si butta via!”

- “Padre nostro che sei nei cieli, dacci oggi il nostro pane quotidiano…”

- “Se continui a fare il cattivo, andrai a letto senza cena!”

La paura di restare senza cibo e morire di fame è una paura atavica che mamme, nonne e baby sitter, utilizzano da sempre per convincere i bambini a mangiare. L’atto di ingerire il cibo è la prima cosa che un neonato deve imparare.


I pediatri consultano le loro tabelle e insegnano ai genitori a pesare i bimbi prima e dopo ogni poppata, per controllare che il latte sia sempre nella giusta quantità.


L’ossessione del cibo incomincia subito nella vita, prende forma dal desiderio di ottenere l’approvazione del medico e si snoda lungo il percorso di merendine, snack, rompi digiuno, biscottini e stuzzichini (cibo spazzatura), che accompagna la crescita dei nostri figli.



Premiazioni, feste, riconoscimenti, ricevimenti, battesimi e matrimoni… 

Ogni evento raggiunge l’apice della celebrazione soltanto quando si mette in bocca qualcosa.





E più è importante, più ricche e varie saranno le portate.

Mangiare e vivere, appartengono a un binomio inscindibile.

Nella nostra cultura stare senza mangiare è considerato poco sano.


Il digiuno è guardato con sospetto e, nei rarissimi casi in cui diventa necessario, deve sempre esserci un medico, per evitare pericolose conseguenze sulla salute.
Viviamo nell’era della cultura alimentare.



Una cultura che ha fatto del mangiare un rito e che, in nome del gusto, sacrifica la vita e la salute. Propria, degli altri e del pianeta.

Il cibo ha sostituito l’intimità.

Attraversiamo l’esistenza indaffarati e nervosi, tutti presi ad assolvere nel minor tempo possibile gli innumerevoli impegni che costellano le giornate.



E ci concediamo un momento per stare insieme soltanto quando ingoiamo qualcosa. 


Ci vediamo: a pranzo, a cena, per un aperitivo, per un the, per un caffè, per una tisana…


La varietà degli alimenti ha preso il posto dell’ascolto e della cura reciproca.





L’affetto oggi si misura col cibo.

“Cucino per te, dunque ti voglio bene” 
“Cucini per me, quindi mi vuoi bene” 
“Mangiamo insieme, allora ci vogliamo bene”
Raccontarsi, ascoltarsi, conoscersi, capirsi… sono momenti subordinati a una sbandierata e improrogabile necessità di nutrirsi.

Poi, quando ci ritroviamo insieme, parliamo del menù, di gusti, di preferenze, di sapori…

La condivisione delle ricette ha rimpiazzato la condivisione di sé.



La pancia ha occupato il posto del cuore.



Nella nostra società, incontrarsi senza il pretesto del cibo, soltanto per il piacere di stare insieme, è diventato un tabù. 

Parlare delle emozioni, rivelare insicurezze e paure, è più imbarazzante che parlare di sesso. Roba da psicoanalisti!



Una cultura alimentare, smodata e compulsiva, distoglie costantemente l’attenzione dai sentimenti per celebrare il sapore, contribuendo a sostenere l’indifferenza che sta distruggendo il mondo. 


Per apprezzare i cibi, infatti, è indispensabile ignorare i modi in cui le pietanze 
arrivano nei piatti.


Feste e banchetti non devono essere macchiati dalla consapevolezza delle sofferenze inflitte a tante creature, dello sfruttamento dei paesi poveri, del danno ambientale ed ecologico che sottende la vendita dei prodotti alimentari.


Il cinismo è un ingrediente fondamentale per fare festa in compagnia. Uccidere per il piacere di sentire un sapore buono in bocca, è considerato lecito, giusto e auspicabile.

Poco importa se causa la morte di altre creature viventi.
L’importante è che non se ne parli troppo.



Dietro il pretesto della sopravvivenza 
si nascondono le peggiori atrocità 
e si giustificano la violenza e la prepotenza
 degli esseri umani.



La coscienza lo sa.

La mente non se lo dice.



La digestione distoglie i pensieri e induce una gradevole sonnolenza, indispensabile per rilassarsi e non prendere in considerazione l’industria della morte che tiene in piedi i guadagni delle multinazionali.

Così, mentre ignoriamo volutamente le sofferenze degli animali e il degrado ambientale e fisico connesso alla nostra evoluta cultura del cibo, anestetizziamo anche la sensibilità, imbavagliando l’empatia fino a sorridere davanti alla violenza.



L’indifferenza e l’insensibilità sono indispensabili allo sfruttamento.




Lo sanno bene i colossi del commercio.



Per mantenere alti i loro guadagni usano armi psicologiche chiamate: conformismo, bisogno di riconoscimento, dipendenza, solitudine, emarginazione, eccetera.

Chi non mangia in compagnia è un ladro o una spia!” recita il proverbio.


E chi si discosta dalla cultura corrente per sposare uno stile alimentare più frugale e rispettoso della vita, paga il prezzo della derisione, dell’emarginazione e della solitudine. In questo modo le grandi aziende alimentari tengono in piedi il loro impero economico, costringendo anche i più sensibili a conformarsi al menù, per non subire il disprezzo sociale che accompagna le scelte diverse.

I cibi sono diventati: stimolanti, eccitanti, rilassanti, euforizzanti… ma soprattutto aggreganti.


Magari non sono tanto nutrienti, 
ma non importa!


L’essere umano è un animale da branco, non è fatto per vivere in solitudine. E pur di sentire l’approvazione del gruppo può arrivare ad abiurare se stesso.Per realizzare un popolo di schiavi serve una droga diffusa e potente nascosta dietro la necessità di non morire.


Di fame...




O... di solitudine.



Carla Sale Musio

Fonte:  carlasalemusio.blog.tiscali.it

giovedì 17 marzo 2016

L'UOMO PIU' FORTE DELLA GERMANIA è VEGANO


L’uomo più forte è vegano: 
555 kg sulle spalle e gli animali nel cuore


L’uomo più forte della Germania è un cittadino di origini armene rigorosamente vegano. Riuscite a pensare a qualcosa che pesi 185 chili? 

O ancora, riuscite a pensare a qualcosa che pesi 555 chili? È poco meno del peso di un’autovettura, sappiatelo. Ma è anche il peso che un uomo, Patrik Baboumian, è riuscito a trasportare lungo una distanza di circa dieci metri. Una distanza irrisoria, certo, ma che diventa terribilmente lunga se sulle spalle hai una struttura pesantissima a cui sono attaccati dei pesi enormi, per arrivare a un totale, appunto, di 555 chili


185 sono invece i chili che lui riesce a sollevare sdraiato sulla panca della palestra: lì dove una persona normale che vuole solo tenersi in forma si limita a sollevare qualche decina di chili, Patrik, l’uomo più forte della Germania, arriva a 185.


Vedendo le sue foto, Patrik potrebbe incutere timore. 
Con lui – si potrebbe pensare – bisogna andar piano con le provocazioni e le battutine, Patrik e i suoi muscoli avrebbero sempre ragione, guai a litigare con lui. Niente di tutto questo: perché in realtà Patrik è un ragazzo simpaticissimo, intelligente e buono. 


Quasi buffo, con le sue basette molto evidenti. Pratica questi sport solo per spirito agonistico, non bisogna aver paura di nulla. Lo dimostrano i video che ha realizzato per la PETA, l’associazione animalista americana di cui lui è convinto attivista. Patrik è vegano e nel video cammina nei boschi e sfiora i frutti degli alberi con garbo e tenerezza: un uomo enorme, fortissimo, che si addolcisce quando parla dei valori in cui crede, il rispetto degli animali e della natura. 


Questo lo ha portato a diventare vegetariano nel 2005 e vegano sei anni dopo. Lui dice: «Ho pensato che non sono capace di uccidere un animale con le mie mani, non posso farlo, provo troppa compassione. Per questo, ho pensato che per essere coerente dovevo smettere di mangiare carne». 





Poi ha aggiunto: 

«A chi pensa che per stare bene c’è bisogno di prodotti di origine animale: due anni dopo essere diventato vegano, io mi sono sentito più forte che mai e anche adesso sto migliorando di giorno in giorno. Ci sono tante fonti proteiche di origine vegetale, il tuo corpo ti ringrazierà per la scelta di non alimentarsi più con cibo animale». 





Video:






I suoi record sono stati ottenuti con questo stile alimentare. 
Anzi, la “passeggiata” con 555 chili sulle spalle è avvenuta durante il Toronto Veg Fest, il festival della cultura vegana e vegetariana della metropoli canadese. A dimostrazione che eliminare i cibi di origine animale non determina alcun calo fisico o perdita di forza, anche se si è un campione sportivo. Tutt’altro: è uno stile alimentare sano, che permette di mantenere comunque un livello agonistico altissimo. Lo stile alimentare nulla può, invece, sui gusti in fatto di basette (ma non ditelo a Patrik, mi raccomando, che resti un segreto tra noi).






Fonte: http://www.vegolosi.it/news/uomo-piu-forte-e-vegano/