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venerdì 25 agosto 2017

Quelle "birre tedesche" impregnate di pesticidi

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Uno studio su quattordici marche di birra in Germania, ha concluso già da un anno che tutte le marche contengono glifosato. I risultati sono schiaccianti, la birra prodotta dal malto d’orzo supera lo standard previsto per l’acqua fino a 300 volte!

Effetti pericolosi della fusione Bayer-Monsanto? 

Chissà! Intanto facciamo attenzione… Mancava una goccia di glifosato cancerogeno a far traboccare la pinta, ed è stata versata da quando uno studio su quattordici marche di birra (link in tedesco per lo studio) ha concluso che tutte le marche contengono glifosate, in quantità variabili (da 0,46 a 29.74 microgrammi/litro).

Il dibattito ha avuto luogo nonostante la debolezza della metodologia utilizzata dagli autori dello studio e l’assenza di norme ufficiali per il glifosato nella birra. Dal momento che i tedeschi, a quanto pare, bevono birra come gli altri bevono l’acqua, il confronto è stato fatto con i limiti in vigore per l’acqua potabile. 





E i risultati sono schiaccianti, la birra tedesca supera lo standard dell’acqua fino a 300 volte!




Le analisi sono state condotte da un laboratorio incaricato dall’Environmental Institute di Monaco di Baviera. 

Il governo tedesco prima ha voluto rassicurare:bevete enormi quantità di birra ogni giorno”. 

Ma il caso ha finito per piegare il ministro dell’Agricoltura, Christian Schmidt (conservatori CSU). Il glifosato, di cui è titolare Monsanto, è un prodotto “per i professionisti che devono utilizzare con grande cura, ha detto al canale televisivo ARD. Voglio dunque limitare e possibilmente vietare l’uso del glifosate in privato”.



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Le sostanze chimiche sono presenti ormai ovunque, negli oggetti di vita quotidiana, nelle nostre case, nei vestiti, al lavoro.
 Gli interferenti endocrini sono composti chimici presenti in oggetti di uso quotidiano e negli alimenti. 

Hanno la capacità di interferire con la normale attività dei nostri ormoni, alterandola.

Allergie, sterilità, disfunzioni sessuali, tumori, ma anche ritardi nello sviluppo e malformazioni fetali: gli interferenti endocrini sono stati riconosciuti responsabili dalla comunità scientifica, al punto che l’Unione Europea si sta mobilitando per limitarne l’uso.


Interferenti endocrini e malattie emergenti riporta in dettaglio tutte le sostanze che inconsapevolmente assorbiamo nell’arco di una giornata: bisfenolo A (contenitori e confezioni per alimenti, certi biberon), ftalati (bottiglie di plastica, giocattoli, prodotti per l’igiene), pesticidi (frutta e verdura), solventi (prodotti per la pulizia, condizionatore) e molti altre sostanze che usiamo ogni giorno mettendo a rischio la nostra salute.

Interferenti endocrini e malattie emergenti illustra in maniera chiara le ripercussioni sul sistema ormonale e spiega come limitarne al massimo l’uso, imparando a riconoscerne la presenza negli oggetti e negli alimenti.

Propone infine numerose soluzioni naturali e alla portata di tutti per disintossicare l’organismo, renderlo più forte e poter così contrastare efficacemente gli attacchi dell’ambiente esterno....


Sono più di 72.000 le sostanze tossiche presenti ovunque: in casa, in giardino, nei campi, negli alimenti, negli indumenti, nei giocattoli e nei prodotti che usiamo paradossalmente per il nostro "benessere" Pesticidi, diserbanti, additivi, edulcoranti di sintesi, diossina, ftalati, formaldeide, cloro, solventi, benzene e molti altri veleni esercitano sulla salute e sull'ambiente un impatto devastante.





Il pesante tributo lo paghiamo noi e i nostri figli con un numero crescente di casi di allergie, patologie respiratorie, malattie degenerative e tumori, che aggravano notevolmente anche il bilancio dello Stato.





Nel frattempo, quando andiamo nei pub o in pizzeria, occhio alle seguenti marche di birra… il principio di precauzione fai da te funziona meglio!


Supponiamo che qualcuno abbia in mente di de-popolare l'umanità o semplicemente renderla ammalata per venderle i suoi farmaci, quale idea migliore di avvelenare la bevanda più amata di sempre?

Fonte: https://www.conoscenzealconfine.it/test-glifosate-nella-birra-in-quella-tedesca-e-presente-300-volte-piu-che-nellacqua/


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mercoledì 17 maggio 2017

Vegetarianesimo e ricerca spirituale - L'Alimentazione che eleva la mente


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di Giuseppe Gorlani:


Nei tempi passati il vegetarianesimo veniva praticato esclusivamente dagli asceti, da certi monaci e studiosi o prescritto come terapia. Oggi, tuttavia, la situazione sociale è cambiata: il polo da cui si dipana e intorno a cui si raccoglie il vivere è il dio Denaro, non il Sacro, e l'uomo che non abbia perso l'aspirazione al Vero --laico o religioso che sia-- è chiamato ad un maggior impegno.

Il vegetarianesimo va dunque rivisto: esso non è solo da considerarsi alla stregua di un valido strumento di purificazione, ma anche come una possibile testimonianza di umile comunione con la vita e di emacipazione dal plagio del "Signore degli Inganni".

Persino Shri Ramana Maharshi, il grande saggio dell'India moderna, riconosciuto dall'Hinduismo tradizionale e notoriamente poco incline ai facili sentimentalismi, scrisse in Chi sono io?, una delle sue rare opere: «Di tutte le regole restrittive quella che concerne l'assunzione di cibo sattvico [equilibrato n.d.r.] in quantità moderate è la migliore. Osservando questa norma si aumenta la qualità sattvica della mente, e ciò è di aiuto nella ricerca del Sé».



Risultati immagini per cibo sattvicoIl cibo sattvico (cereali, verdure, frutta, latte) è il cibo che, nutrendo senza eccitare, favorisce lo spontaneo manifestarsi dell'Intelligenza del Cuore; il cibo rajasico alimenta le passioni e l'attività; il cibo tamasico nutre l'inerzia, l'indifferenza, la crudeltà.



In questi momenti di particolare confusione e disordine, ci si chiede come mai in alcuni uomini sorga spontaneo il rifiuto di aberrazioni quali la miseria del Terzo Mondo, la vivisezione, l'ecatombe industrializzata di milioni di animali, il commercio di organi umani che si trincera dietro alibi di ipocrita umanitarismo, la fecondazione in vitro, l'aborto generalizzato, la clonazione, ecc., e come mai, invece, per molti altri tutto ciò sia normale o, tutt'al più, espressione d'un male trascurabile e necessario. 



Risultati immagini per Destino ManifestoA tal proposito, per esemplificare l'atteggiamento che l'ipocrisia assume nei confronti del male, non si può non ricordare la teoria del «Destino Manifesto» che i politici di Washington, nel secolo scorso, inventarono per giustificare il genocidio dei popoli Pellerossa. 

Essi, sentendosi portatori di una civiltà numericamente e pragmaticamente superiore, ritenevano che gli Europei e i loro discendenti fossero «chiamati dal destino a governare tutta l'America»



C'è un nesso, sembra, tra il cibarsi di carne prodotta innaturalmente, satura di dolore, la miopia di chi considera la caccia moderna uno sport nobile ed "ecologico", il fruire della svariata gamma di beni superflui e spesso nocivi che la società "progredita" offre, e la violenza e l'irriflessiva mancanza di saggezza che conducono all'ingiustizia, allo sfruttamento dell'uomo sull'uomo e infine alla guerra: ultimo stadio di un male che inizia nella disarmonia dei piccoli gesti quotidiani.

Nella tradizione Sikh v'è un episodio che illustra in modo significativo come l'occhio dell'Intelligenza del Cuore sappia vedere connessioni e implicazioni precluse all'occhio profano, tutto volto all'utile e al sensibile. 



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Si narra che Baba Nanak --il Sat Guru fondatore della fede Sikh--, giunto all'antica città di Saidabad, preferì l'umile accoglienza del falegname Bhai Lalu all'ospitalità sfarzosa del governatore Malik Bhago; questi, dopo aver inoltrato reiterati inviti, spazientito ed offeso, decise di andare di persona ad invitare il Saggio e ad interrogarlo circa il suo irrazionale comportamento. 

Ma, nonostante ciò, Baba Nanak rimase fermo nel suo rifiuto e, affinché se ne comprendesse il motivo, chiese che gli venisse contemporaneamente portato un po' di cibo del governatore e del suo amico falegname. 





Con una mano prese la carne di Malik Bhago e con l'altra un pezzo di pane di Bhai Lalu, poi strinse: dalla prima scese sangue, dalla seconda latte. 




Con voce soave, il Sat Guru disse: «Ora sapete perché non potevo mangiare il cibo del governatore: in esso c'è il sangue dei poveri e lo sprezzo per la creazione, mentre è dal lavoro umile e onesto di chi ama la vita e il Creatore, che sgorga il nutriente latte della devozione»

Dovremmo tutti chiederci, di fronte al nostro cibo quotidiano, quale liquido ne spremerebbero le sante mani di Guru Baba Nanak: 


sangue o latte?



Risultati immagini per cibo sattvicoEssere vegetariano oggi è quindi anche un modo per prendere consapevolezza delle comuni radici e dell'unico tronco dei vari rami, foglie e frutti dell'Albero della Vita

il che implica che noi non potremo mai essere in pace se non includeremo in ogni nostro gesto o pensiero le diverse decine di migliaia (o forse milioni) di bambini, uomini e donne che ogni giorno, nel mondo, muoiono di fame, di aborto, di sevizie o per torture, incidenti stradali (sacrifici al dio Macchina), inquinamento, etc. 

L'uomo delle ricche città d'Europa e degli Stati Uniti dovrebbe sapere che per produrre la carne di cui egli si ciba vengono disboscati migliaia di ettari di foreste (fonti preziose di sostentamento per gli indigeni e di ossigeno per l'atmosfera) da adibire a culture foraggifere. 


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Chi indossa una costosa pelliccia dovrebbe informarsi su quali atroci sofferenze debbono subire gli animali affinché egli possa soddisfare le proprie egoistiche e superflue esigenze di benessere. 

I beneficiari di trapianti è necessario che sappiano come un organo vitale, per essere utilizzabile, debba essere strappato ad un uomo "vivo", il quale viene dunque torturato ed ucciso proprio nel momento in cui andrebbe maggiormente rispettato.

Occorre infine rammentare che in soli due casi all'uomo è consentito uccidere: per legittima difesa o necessità di sopravvivenza e per assolvere al proprio dharma, come nel caso dello kshatriya Arjuna nella Bhagavad-gita



Risultati immagini per indiano america cacciaLa carne di oggi non è la stessa di cui si cibava, considerandola sacra, l'Indiano d'America, per il quale la caccia era un'attività sacrificale e necessaria, e nemmeno può essere considerata la stessa di cui si cibavano parcamente le nostre popolazioni contadine di cinquant'anni fa; essa è, per lo più, il cibo del piacere e dell'incoscienza di un Occidente spiritualmente decaduto, ricco e indifferente, che si finge cieco di fronte all'orrore dell'evidenza di un'abbondanza fondata sulla miseria di due terzi del mondo.

Purtroppo una deviata tradizione antropocentrica --contrapposta all'autentica Tradizione teocentrica-- ci ha abituati a fraintendere il nostro retaggio di custodi della vita, e così, invece di soccorrere i più deboli e di favorire la giustizia, abbiamo finito col trasformarci in despoti. Di certo assai più saggio è l'atteggiamento di chi, dal punto di vista relativo dell'individualità, si considera una molecola in un organismo, o una creatura attenta a rispettare le leggi del Creatore, e dal punto di vista esoterico, dell'Essenza, sa di non essere estraneo all'Assoluto


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D'altra parte bisogna considerare che, paradossalmente, chi si proclama non violento è spesso, in buona o cattiva fede, più violento di chi lo è manifestamente. C'è infatti un fanatismo del vegetarianesimo che può essere tanto deleterio quanto il fanatismo di chi antepone la consuetudine e il piacere di mangiare carne a qualsiasi considerazione. E c'è una retorica del bene che è forse peggiore del male dichiarato.

È inoltre del tutto inaccettabile il sentimentalismo irrazionale di molti vegetariani che assolutizzano la non-violenza perché, essendosi esclusivamente identificati con gli involucri corporeo e psichico, temono di morire. 

Essi confondono la violenza con l'uso legittimo della forza, e dimenticano che basta andare nel proprio orto a vangare per sterminare migliaia di esseri viventi. Vita e morte sono dunque due facce della stessa medaglia (la Manifestazione o Creazione) che non sta nelle nostre mani; ma riguardo all'uccidere bisogna attenersi all'indispensabile.

Fonte e articolo completohttp://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=446

martedì 9 maggio 2017

Allarme riso di plastica! Ecco come distinguerlo da quello vero.

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L'ennesima frode alimentare, pericolosa e tossica per la salute dell'uomo arriva dalla Cina, dove, non si sa bene perché, hanno deciso di inventare un riso fatto con la plastica pronto ad ingannare gli ignari consumatori.

I chicchi di riso in plastica sono costituiti da amido di patate miscelato a tossiche resine industriali. Riconoscerlo senza l’utilizzo di strumenti professionali può essere difficile, ma queste osservazioni ne facilitano il riconoscimento:



- I chicchi di plastica sono bianchi ed opachi, non leggermente trasparenti come i chicchi di riso "vero". 


- Il colore bianco rimane della stessa intensità anche dopo la cottura!


- Una volta cotto il chicco di riso di plastica risulta essere appiccicoso a causa dell’amido di patate, molto più addensante dell’amido di riso. 


- Emanano un odore tipico di plastica e a cottura ultimata è molto simile a quello di una combustione. 


Test dell'acqua: Versate un cucchiaio di riso crudo in un bicchiere di acqua fredda e mescolate energicamente. Se il riso rimane sul fondo, non ci sono problemi, se invece i chicchi galleggiano in superficie, fate attenzione!


Test del fuoco: Provate a dare fuoco a un poco di riso con un fiammifero o un accendino. Se inizia a bruciare immediatamente e ha l'odore di plastica, sapete cosa fare: non mangiatelo! 


Ricordiamo che la Cina resta il maggior produttore mondiale di riso. Sono più di 200 milioni le tonnellate per anno, e una buona parte viene esportata in tutto il mondo.





Video:




domenica 26 marzo 2017

PESTICIDI: contaminazione alimentare a norma di Legge (Italia al terzo posto!)

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Articolo di Marta Frigerio:


L’Italia è il terzo consumatore a livello comunitario di pesticidi (130mila tonnellate), preceduto solo da Spagna e Francia, mentre siamo il secondo consumatore di fungicidi (oltre 65mila tonnellate utilizzate in un anno). 

A dirlo è il dossier di Legambiente, che ha analizzato la frutta e la verdura prodotti nel nostro Paese, venendo a scoprire che un terzo dei prodotti che arriva sulle nostre tavole (36,4%) è contaminata da uno o più residui di pesticidi. 


E questo nonostante i prodotti dichiarati fuorilegge (quelli con almeno un residuo chimico oltre i limiti di legge) siano solo una piccola percentuale: meno dello 0,7%.


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«Lo studio evidenzia in modo inequivocabile gli effetti di uno storico vuoto normativo: manca ancora una regolamentazione specifica rispetto al problema dell’impiego simultaneo di più principi attivi sullo stesso prodotto – ha spiegato la presidente di Legambiente Rossella Muroni –. 

Per questo è possibile definire “regolari”, e quindi da commercializzare senza problemi, prodotti contaminati da più principi chimici contemporaneamente, se le concentrazioni restano entro i limiti di legge». 

Il rapporto sottolinea la necessità di avviare indagini sui rischi dell’azione combinata di più principi attivi, tanto più su quelli che più frequentemente vengono utilizzati in sincrono o miscelati. Infatti, anche se a piccole dosi e sotto i limiti stabiliti dalla legge, l’azione sinergica di diverse sostanze assunte dall’ambiente può avere un effetto cancerogeno.




Ma non è solo l’uomo a farne le spese.



Risultati immagini per pesticidiLa necessità di incrementare la produzione agricola e di difenderla dai parassiti negli ultimi decenni ha favorito l’uso di composti di sintesi senza che venisse svolta un’adeguata indagine sui meccanismi di accomulo che queste sostanze chimiche hanno nel suolo. 

«Una mole crescente di studi scientifici, oggi più orientati alla valutazione dell’impatto ambientale della chimica di sintesi più che ai suoi benefici per la produttività, – si legge nel rapporto – mostra chiare evidenze degli effetti che l’uso non sostenibile dei pesticidi induce in termini di perdita della biodiversità, riduzione della fertilità del terreno ed accelerazione del fenomeno di erosione dei suoli».


"I veleni abbracceranno la Terra come un focoso amante"

Profeta Rasputin 1900




Gli alimenti più contaminati:


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Il poco lusinghiero primato di alimento più contaminato spetta al tè verde, con ben 21 differenti sostanze rilevate. Tra i cibi con la più alta percentuale di residui ci sono anche le bacche, con 20 differenti composti chimici, ma anche il cumino, 14 diverse sostanze, le ciliegie (13), le lattughe e i pomodori (11), e persino l’uva, contaminata da 9 principi attivi diversi.

Nel complesso le pere, le fragole, l’uva e la frutta esotica – soprattutto le banane – sono i prodotti più contaminati dalla presenza di residui di pesticidi.

Tra le sostanze attive più frequentemente rilevate sui campioni ci sono il Boscalid, l’Imazalil l’Acetamiprid, il Metalaxil, il Ciprodinil, il Penconazoloe il Clorpirifos, sostanza riconosciuta come interferente endocrino e dannoso per l’organismo.

Un’Italia a due facce:

Il report di Legambiente mostra un’Italia a due facce: se da una parte il consumo di pesticidi resta alto (anche se è in leggera flessione rispetto agli anni passati), dall’altra aumenta la superficie agricola coltivata con tecniche biologiche e biodinamiche. Tra il 2014 e il 2015, infatti, si è registrato un aumento del 7,5%.


Fontehttp://www.rivistanatura.com/pesticidi-e-contaminato-un-terzo-degli-alimenti/

martedì 21 marzo 2017

GLUTINE: attacca e danneggia anche i non-celiaci

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Molte persone associano la sensibilità al glutine ai problemi digestivi noti come celiachia e sindrome da colon irritabile.

Ma il glutine non ha effetti negativi solo sull’apparato digerente, infiamma anche altre regioni del corpo, come il cervello, le articolazioni e la pelle.

E’ stato studiato da molti ricercatori, incluso il Dr Kenneth Fine, PhD, che l’81% della popolazione ha una qualche intolleranza al glutine. Questo significa che il corpo produce anticorpi contro il glutine o contro le sue componenti come la proteina gliadina e le sue forme.

Molti ricercatori e nutrizionisti credono che eliminare il glutine dalla propria dieta faccia bene a tutti. Quando si elimina il glutine si notano grandi miglioramenti nelle funzioni del cervello, nel livello di energia, nel respiro, nell’efficienza del sistema immunitario e nella salute della pelle.


Risultati immagini per glutine danniEliminare il glutine fa bene al cervello.

Quando mangiamo cibo contenente glutine, aumentiamo i livelli di una molecola proteica chiamata zonulina. La zonulina funziona come un “cancello” nell’intestino e nella barriera ematoencefalica, modulando la permeabilità di queste zone. Più zonulina c’è nell’intestino, più le cellule intestinali diventano permeabili e i rischi di avere problemi all’intestino aumentano (1)

Alti livelli di zonulina rilassano anche le giunzioni nell’epitelio delle nostre cellule ematiche. E questo permette alle tossine di attraversare facilmente la barriera ematoencefalica. Quando la barriera ematoencefalica è permeabile, attiva una risposta infiammatoria da parte del cervello.

Il tuo cervello non sente nulla ma soffre.

Il cervello non sente dolore e l’infiammazione cronica si sperimenta con sintomi come confusione, processi mentali rallentati, ansia, depressione, disturbi emozionali, e così via. Un cervello cronicamente infiammato è più incline a malattie degenerative come demenza, Alzheimer e Parkinson.


Risultati immagini per glutine danniEliminare il glutine da più energia.

Un individuo con sensibilità al glutine dovrà continuamente mettere in moto le ghiandole surrenali per produrre gli ormoni che riducono lo stress (ogni volta che mangia glutine). Il sistema immunitario è sovraffaticato e va in modalità super-infiammazione, attività che spreca molte risorse vitali. Questo sottopone il corpo a una perdita e conduce all’esaurimento delle ghiandole surrenali e a fatica cronica.

Fare una dieta anti-infiammatoria priva di agenti stressanti come il glutine, grano, cibo geneticamente modificato, zucchero e derivati del latte pastorizzato, aiuta le ghiandole surrenali a calmarsi. Il risultato è un migliore sonno, più energia, meno stress e più equilibrio delle emozioni.


La transglutaminasi è un enzima presente nel corpo che unisce le proteine, ed è anche la chiave della digestione del grano. Quando il corpo invia una risposta immunitaria alla molecola del glutine crea anche sensibilità alla molecola di transglutaminasi.

La transglutaminasi-2 (TG-2) si trova nel rivestimento dell’intestino e gli anticorpi per la TG-2 sono un marcatore per la celiachia.  La TG2 è un marcatore ben noto anche per l’osteoartrite.  Questo è uno dei motivi per cui i celiaci hanno spesso anche degenerazioni della spina dorsale. Molte persone con sensibilità al glutine non celiaca hanno anche problemi più gravi come dolori articolari, reumatismi e osteoartrite.

La transglutaminasi-3 (TG-3) si trova nella pelle e gli anticorpi possono portare acne cronica, eczema e dermatite.  La transglutaminasi-6 (TG-6) si trova nel sistema nervoso e gli anticorpi sono responsabili di disturbi neurologici. La transglutaminasi-7 (TG-7) si trova nei polmoni e gli anticorpi possono portare asma e altre patologie polmonari.

Elimina il glutine e avrai un aspetto e una salute migliori.
Quando elimini il glutine, gli zuccheri e il grano e riduci (o elimini completamente) i carboidrati e gli altri agenti infiammatori noti che il tuo aspetto migliora e ti senti meglio.


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La tua pelle è più chiara, i tuoi capelli più splendenti, le tue articolazioni più forti e il tuo cervello più pronto. La tua memoria migliora e senti più equilibrio nelle emozioni.

I benefici di una dieta antinfiammatoria superano di gran lunga il piacere momentaneo di una fetta di pane o benefici sociali connessi con il consumo di glutine, zucchero e altri alimenti infiammatori.

Come fare una dieta sana senza glutine:
Come ribadiamo spesso negli articoli eliminare il glutine non significa buttarsi sulle alternative Gluten Free come pane, crackers, pasta, merendine, e così via  (che sono pieni zeppi di zuccheri e privi di nutrienti), ma fare un’alimentazione naturalmente priva di glutine.


Fontehttp://www.energytraining.it/glutine-intestino-cervello/

lunedì 20 marzo 2017

200.000 morti l'anno a causa dei pesticidi nel cibo, ma la gente continua a preferire il bello al sano








I pesticidi utilizzati per aumentare la produzione agricola per una popolazione in crescita a discapito della salute della stessa, causano 200.000 morti l’anno.

La diagnosi è di avvelenamento acuto. 
Lo sostiene un rapporto dei relatori speciali dell’Onu per il diritto al cibo, Hilal Elver, e per le sostanze tossiche, Baskut Tuncak, presentato al Consiglio per i Diritti umani delle Nazioni Unite, in cui chiedono un nuovo trattato internazionale per regolare ed eliminare progressivamente l’uso di pesticidi tossici in agricoltura.

Ci si chiede come mai però, si sia aspettato tanti anni per giungere a questa conclusione, un pò come accadde negli anni 70 con l'amianto.


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“L’uso eccessivo di pesticidi è molto pericoloso per la salute umana e per l’ambiente, ed è fuorviante affermare che i pesticidi sono vitali per garantire la sicurezza alimentare”,è quanto detto dai due relatori dell’Onu al Consiglio per i diritti umani a Ginevra. 

I pesticidi causano 200.000 morti all’anno nel mondo per avvelenamento acuto.

I due relatori speciali delle Nazioni Unite puntano anche il dito contro le tecniche di marketing aggressive e senza etica dell’agroindustria, che nega la pericolosità e gli impatti di alcuni pesticidi. 

L’industria chimica attribuisce invece la colpa dei danni all’uso improprio che ne fanno gli agricoltori,  e spende enormi quantità di denaro per corrompere i politici ed insabbiare le evidenze scientifiche.

Nell'Era oscura del Dio Denaro la nostra salute è costantemente sotto attacco, e spetta solo a noi scegliere di mangiare sano, il cibo avvelenato è una nostra scelta, poiché oggi preferiamo frutta e verdura bella e perfetta invece che sana, e per arrivare al prodotto "perfetto", bello e appariscente bisogna sapere che dietro c'è un trattamento intensivo dello stesso.



giovedì 9 marzo 2017

Il prezzo del grano in Italia è paralizzato al 1987, ma il pane dal fornaio costa il 1450% in più!

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di Gianni Lannes:

Lucio Battisti, uno dei più apprezzati cantautori italiani, in “Pensieri e Parole” chiedeva appunto “Che ne sai tu di un campo di grano…”.  Infatti i passaggi oscuri dalla terra alla tavola sono sconosciuti a milioni di comuni mortali. 





In effetti il prezzo del grano in Italia è paralizzato al 1987, ma il pane dal fornaio costa il 1450 per cento in più. 



Eppure il consumatore non se ne accorge: oggi ci vogliono trenta chili di grano per arrivare alla quotazione di un chilo di pane. Questa è la situazione denunciata pubblicamente e in più occasioni da Coldiretti, ma non solo. 

A livello nazionale gli ettari coltivati sono 600 mila per 30 milioni di quintali. Se invece si passa al grano duro, quello per la pasta, coltivato soprattutto nelle regioni meridionali (Puglia, Sicilia, Basilicata, Molise), gli ettari sono 1,3 milioni e i quintali 49 milioni. 

Tanti? No, pochi se si pensa che importiamo 23 milioni di quintali di grano duro e ben 48 di quello tenero: gli arrivi dall’Ucraina sono quadruplicati, raddoppiati dalla Turchia. Ma allora perché esportiamo frumento in Nord Africa? 


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Comunque, la pasta è la terza voce del nostro export commerciale (vale 2,4 miliardi di euro all’anno), mentre di prodotti da forno ne esportiamo per 1,7 miliardi. A fronte di tutte queste cifre da capogiro e di crescita percentuale, resta quella misera del prezzo pagato ai coltivatori, che fra l’altro è crollato nell’ultimo periodo quasi del 30 per cento. 

Sarà l’effetto perverso della globalizzazione, ma qui ci confrontiamo con concorrenti che non hanno i nostri obblighi fiscali e soprattutto sanitari. Certo, ci sono controlli a campione nei porti, ma non è che facciano da seria barriera. Insomma, rari controlli, legislazione carente, speculazione dilagante, import selvaggio. Solo a Manfredonia - dove un privato spadroneggia nel porto, un'area demaniale dello Stato - dall'inizio del 2017 ad oggi sono approdate una mezza dozzina di navi portarinfuse ricolme di grano straniero (Ucraina, Russia, Bulgaria, Canada), poi scaricato in camion che trasportano di tutto. 




E l'igiene? 


Ma la salute pubblica conta qualcosa - in uno Stato di diritto almeno sulla carta - o vale e prevale soltanto il profitto economico a scapito della vita umana?


E poi la speculazione: il grano si può stoccare anche per due o tre anni e quindi immetterlo sui mercati a seconda delle quotazioni. Un giochetto che riesce molto bene alle «5 sorelle» dei cereali (il colosso Usa, Adm; la Cargill di Minneapolis; i franco-statunitensi della Louis Dreyfus; gli argentini della Bunge Y Borne e gli svizzeri senza scrupoli della Glencore) con speculazioni finanziarie che prima o poi metteranno in ginocchio l’agricoltura reale.





Che si mette nel piatto? 


C’è anche un problema di tracciabilità:  il consumatore deve poter scegliere, per questo è opportuno, oltre al rafforzamento dei controlli sul grano importato, anche l’etichettatura trasparente per i prodotti da forno, pane e pasta. Quanti vedono il simbolo del tricolore e pensano di mangiare «italiano», quando invece la farina arriva magari da Kiev?


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Secondo la CIA «Risulta che enormi quantità di grano italiano sono state esportate nel Nord Africa, insieme all'arrivo, in contemporanea con i raccolti di navi piene di frumento provenienti da Paesi terzi», e questo,  «ha determinato questa 'guerra del grano', con prezzi insostenibili. 

Venticinque anni fa il frumento valeva 30 mila lire, più o meno le stesse quotazioni di oggi».

Rilievi ai quali risponde Italmopa - Associazione Industriali Mugnai d'Italia, in un'audizione in Commissione agricoltura alla Camera.  «Il raccolto 2016 di frumento duro - ha precisato Ivano Vacondio, Presidente Italmopa - è caratterizzato da livelli produttivi particolarmente elevati, ma anche da carenze qualitative riconducibili alle condizioni meteo sfavorevoli verificatesi nel corso del raccolto, in particolare in Puglia, principale zona di produzione nazionale di frumento duro».  



(...)La produzione di grano in Italia è a un bivio. 
Sono cambiate le esigenze dell’industria del pane e della pasta, il prezzo viene definito da un mercato globale in un contesto internazionale instabile e i produttori di cereali italiani si ritrovano (da soli e senza garanzie) a fare i conti con le importazioni massicce di grano dall’estero, la mancanza di norme che regolino il mercato mondiale e limiti notevoli nella capacità di stoccaggio.


Risultati immagini per grano tossicoEcco la cornice che fa da contorno alla crisi del grano in Italia, diventata ormai guerra tra i produttori di frumento e l’industria. Anche il Codacons è intervenuto con un esposto. Come uscire dalla crisi? «Sfatiamo il mito che il nostro grano non è di qualità -  spiega il responsabile dell’area Produzioni cerealicole di Confagricoltura, Mario Salvi - Il punto è che spesso quello ad alto contenuto proteico viene mescolato con frumento più scadente dal punto di vista delle caratteristiche organolettiche».


(...)«L'anno scorso sono state acquistate all'estero 2,3 milioni di tonnellate di frumento - denuncia Saverio de Bonis, presidente di Granosalus - A scapito della sicurezza alimentare. 

Anche perché in Italia i limiti alle sostanze contaminanti sono più alti che nella maggior parte del mondo: in Canada quella materia prima non si usa neanche per gli animali»... 

Gli industriali rispondono che il grano straniero, che ha più glutine, migliora la qualità della pasta. Ma spesso il frumento proviene da paesi come l’Ucraina, dove secondo i rilievi scientifici dell’IAEA, la radioattività ha contaminato i terreni per migliaia di anni. 



Non è tutto:


«In Italia può essere consumato anche dai bambini ciò che in Canada non va bene neppure per gli animali». 



È la denuncia di Coldiretti, che segnala la mancanza di trasparenza sull’etichetta.  «Una cosa è l’alta quantità di glutine - dichiara il portavoce di Granosalus - un’altra è l’assenza di sostanze tossiche». I vuoti sono da ricercare anche nelle leggi comunitarie, non tarate sugli interessi del consumatore.


E’ sufficiente aggirarsi in una dozzina di porti italiani per rendersi conto delle nostre frontiere colabrodo. 



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Sono due i principali nodi: il lungo periodo di navigazione che può alterare il prodotto e la mancanza di indicazione sull’etichetta circa l’origine. «Ci preoccupa - aggiunge De Bonis - anche la presenza di Deossinivalenolo (Don o vomitossina)”. Questo perché i parametri europei sui limiti di Don nei cereali utilizzati per l’alimentazione umana sono quasi il doppio rispetto a quelli imposti in Canada. In Italia è considerato commestibile ciò che i canadesi non darebbero neppure agli animali».

I dati dell’Agenzia delle Dogane attestano che da luglio 2015 a febbraio 2016 al porto di Bari è stato scaricato un milione di tonnellate di grano. «Arriva da Canada, Turchia, Argentina, Singapore, Hong Kong, Marocco, Olanda, Antigua, Sierra Leone, Cipro - spiega il direttore di Coldiretti Puglia, Angelo Corsetti - e spesso passa da porti inglesi, francesi, da Malta e Gibilterra». E tutto ciò non accade solo a Bari: navi cariche di grano duro arrivano a Napoli, Ravenna, Palermo e in altre città».  




Chi controlla tir e silos? 
Nessuno. 



Ho avuto modo di verificarlo costantemente dal 2 gennaio 2017 ad oggi. E della tutela della salute parla anche il presidente di Confagricoltura Puglia, Donato Rossi: «Tutti i tir, container e silos devono essere controllati». E non accade. 

"Chi verifica il ciclo della pasta? Sempre nessuno”, attesta Slow Food, che aveva lanciato il primo allarme nel 2010. Per capire se la pasta è di qualità bisogna analizzare alcuni fattori: la presenza di micotossine nel grano duro (estero o italiano), eventuali deterioramenti del prodotto durante i trasporti, i limiti imposti dall’Ue che pare non accorgersi che un italiano medio consuma più pasta (27 chilogrammi all’anno) di un norvegese. 


Risultati immagini per grano tossicoIl Regolamento Comunitario 1881/2006 è calibrato su un consumatore medio europeo e non mediterraneo, che storicamente consuma più pasta, pane e cereali. Su questa base l’Europa ha dettato i valori massimi di alcuni contaminanti nel grano. Si parla di piombo, cadmio, mercurio e micotossine (come aflatossine e Don). Per la maggior parte dei Paesi al mondo, ad esempio, i valori del Don sono allineati tra 750 e 1000 ng/g nei cereali, mentre in Italia il limite è fissato a 1750, come nel nord Europa (dove si mangia molta meno pasta). 

Sempre lo stesso regolamento riconosce per pasta e pane una quantità di Don che scende miracolosamente a 750 e 500. Com’è possibile? E dato che quel limite scende a 200 ng/g negli alimenti a base di cereali o comunque destinati a lattanti e bambini sotto i 3 anni bisogna chiarire che al di sotto dei 6 anni non si può mangiare la stessa pasta degli adulti. Questi i limiti delle norme. Poi c’è un mondo che si muove al di fuori delle regole. Importiamo cereali a uso zootecnico: non è legale, ma c’è chi lo fa proprio per mancanza di controlli. E, una volta nel silos, il grano diventa per miracolo tutto italiano.

Esattamente sulla vomitossina un progetto delle Politiche agricole (Micocer 2006-2008) ha definito "la minore incidenza nei grani del Sud, rispetto a quelli del Nord Italia". 

Questo perché il clima umido e le piogge favoriscono la presenza di micotossine, mentre il grano del Mezzogiorno viene raccolto a temperature molto elevate (tra i 28 e i 48 gradi) che non ne permettono la proliferazione. 

Ma in Canada il clima è umido e spesso si miete con la neve. 
A ciò bisogna aggiungere gli effetti di lunghi viaggi transoceanici a bordo di navi cargo: scarsa aerazione, umidità ed escursioni termiche. Altra fase: la miscela. Il regolamento 1881 vieta di miscelare frumenti in norma con quelli che superano i valori massimi, con lo scopo di  stemperarne il carico di tossina. Vietato il taglio insomma. Che pur riducendo i valori, non li rende idonei all’alimentazione dei bambini.



Fontehttp://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2017/03/che-ne-sai-tu-di-un-campo-di-grano.html

sabato 11 febbraio 2017

L'Agricoltura chimico-industriale produce frutta e verdura priva di sostanze nutritive, ecco perché dobbiamo ricorrere agli integratori...

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L'Agricoltura moderna è la causa della perdita dell'80% di vitamine e sali minerali rispetto a frutta e verdura di 30 anni fa !


Gli scienziati confermano: la frutta e verdura che mangiamo ha perso quasi tutti i suoi nutrienti a causa delle ibridizzazioni delle specie, l’impoverimento dei terreni, lunga conservazione e l’inquinamento atmosferico. Si è arricchita invece di metalli pesanti.

Quanti di noi concordano che ormai la frutta ha perso il suo sapore? Che le verdure marciscono subito e non sono per nulla gustose? Certamente farne dei frullati e aggiungere tanto condimento aiuta a renderle più gradevoli però dovremmo mangiarne almeno 7 volte tanto per ottenere le stesse vitamine e minerali che assumevano i nostri genitori e i nostri nonni.

Il Dr. Donald Davis, un ex ricercatore presso l’Istituto Biochimica presso l’Università del Texas, Austin, ha guidato un team che ha analizzato 43 tipi di frutta e verdura confrontando i valori di vitamine e minerali nel 1950 e nel 1999. 

Il calo più sostanziale riguarda calcio, proteine, vitamina C, fosforo, ferro e riboflavina. «Hanno avuto un crollo medio del 40%» afferma il ricercatore.  




Ad esempio 100 gr di broccoli che nel 1950 contenevano 130 mg di calcio nel 1999 quel valore è sceso a 48 mg!



Immagine correlataNon accusiamo semplicemente la dieta moderna delle malattie in crescita esponenziale della nostra epoca: una carenza di vitamine e minerali può innescare ogni serie di disturbi ed aumentare la mortalità, ed oggi è sempre più difficile assimilare questi nutrienti preziosi.  

Già 30 anni fa la sola dieta sarebbe stata sufficiente a fornire un adeguato apporto vitaminico: ecco perché i nostri avi riuscivano a lavorare nei campi tutto il giorno senza mangiare molto ed erano più forti. Oggi invece, il cibo si è impoverito dei micronutrienti necessari per mantenere uno stato di salute ottimale.

Un’analisi del Kushi Institute dei nutrienti nel periodo 1975-1997 ha trovato che i livelli medi di calcio in 12 verdure fresche è sceso del 27%; i livelli di ferro 37%; i livelli di vitamina A il 21%, e livelli di vitamina C del 30%. 

Un analogo studio britannico dei nutrienti nella frutta e verdura nel periodo 1930-1980, pubblicato sul British Food Journal, ha scoperto che in 20 verdure il contenuto medio di calcio era diminuito del 19%; ferro 22%; e potassio 14%. Ancora un altro studio ha concluso che si dovrebbero mangiare oggi otto arance per ricavare la stessa quantità di vitamina A che i nostri nonni avrebbero ottenuto da una.


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Infatti oggi la situazione è molto peggiorata rispetto a 20-30 anni fa. Una ricerca eseguita in Germania dal Prof. Liesen di Monaco, sono state effettuate analisi su campioni di vegetali regolarmente in vendita nei negozi e supermercati (sia grande che piccola distribuzione). I dati riportano le differenze nutrizionali nell’arco di circa dieci anni (1985-1996) nel contenuto di calcio, acido folico, magnesio, vitamina C e vitamina B in alcuni frutti e verdure espresse in mg.



Come possiamo vedere dalla tabella dal 1985 al 1996 c’è una diminuzione generale di circa il 50% e dal 1996 al 2002 (in soli 6 anni) c’è un ulteriore diminuzione media del 40%. Ed oggi nel 2017 dopo 15 anni, cosa dobbiamo aspettarci? Già la situazione nel 1985 non era ottima dato che come dimostra lo studio britannico, c’era già un calo medio del 20% rispetto al 1930. 

Se vogliamo fare un calcolo medio riassuntivo possiamo quindi dire che se nel 1930, ad esempio, un frutto conteneva 100mg di vitamine, nel 2002 ce ne sono solo 24mg! Ovvero per assimilare lo stesso contenuto vitaminico nel 2002 bisogna mangiare circa 5 frutti anziché 1! Ed oggi nel 2016??




Perché oggi frutta e verdura 
sono così svuotate di nutrienti?



Secondo il Dr. Donald Davis: «la colpa è delle nuove tecniche competitive usate dagli agricoltori […] per aumentare i profitti sono costretti a maggiorare la produzione, usando sistemi che fanno incrementare e maturare i raccolti assai più velocemente. […] 


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Frutta e verdura pompate all’inverosimile e in maniera artificiale non hanno il tempo di sviluppare le naturali proprietà nutrizionali, tipiche di uno sviluppo normale. Gli sforzi per allevare nuove varietà di colture che forniscono una maggiore resa, la resistenza dei parassiti e la capacità di adattamento del clima hanno permesso colture a crescere più grandi e più rapidamente, ma la loro capacità di produrre ed aassorbire sostanze nutritive non può tenere il passo con la loro rapida crescita. 

Gli agricoltori vengono pagati a peso, non a seconda delle vitamine nei loro prodotti. […] Gli scienziati lo chiamano “effetto diluizione”: più la frutta e la verdura diventano grandi e rigogliose, meno contengono minerali, vitamine e altre sostanze nutritive. 
E’ un rapporto inversamente proporzionale, il raccolto più ricco diventa automaticamente il più povero».

Quindi secondo il ricercatore americano, l’uso di fertilizzanti sintetici, fitofarmaci e pesticidi insieme all’ibridizzazione delle specie impedisce alla pianta di sviluppare il suo contenuto nutritivo.



Risultati immagini per fertilizzanti chimiciUna storia diversa avviene quindi con prodotti biologici. “Evitando fertilizzanti sintetici, gli agricoltori biologici mettono sotto stress le piante, e quando le piante avvertono lo stress, si proteggono dall’ambiente producendo i fitonutrienti”, spiega Alyson Mitchell, PhD, professore di scienza della nutrizione presso l’Università della California. Il suo studio di 10 anni nel Journal of Agricultural and Food Chemistry ha dimostrato che i pomodori biologici possono avere fino al 30% di fitonutrienti in più rispetto a quelli convenzionali.

Un’altra ragione per la carenza vitamina è dovuta alla grande produzione estensiva che richiede lunghi tempi di conservazione e trasporto che non fanno altro che accelerare la perdita di nutrienti. 

I nutrienti in frutta e verdura cominciano a diminuire appena li raccogliamo dalla pianta. Questa perdita di sostanze nutritive può essere minimizzata con il surgelamento e l’essiccazione a massimo 42 °C. L’ideale è quindi acquistare quindi da un piccolo produttore locale che raccoglie solo quando necessario. In alternativa avere il proprio piccolo orto è sempre la soluzione migliore quando ne abbiamo la possibilità.

Infine c’è un fattore di perdita di nutrienti molto sottile di cui si parla poco ed è l’inquinamento dei terreni dovuto ai metalli pesanti presenti nei terreni. L’alluminio rilasciato nell’atmosfera e nelle falde acquifere oltre ad essere tossico per il cervello umano è anche tossico per le piante perché acidifica il terreno alterandone il pH ed impedendo quindi alle piante di assorbire i nutrienti dal suolo. Il problema dei metalli pesanti riguarda anche i residui presenti nel cibo infatti molti pesticidi sono a base di metalli che rimangono e sono stati trovati nelle analisi.



Come rimediare?



- Acquista biologico o non trattato

- Scegli la frutta e verdura più piccola

- Bere molti estratti freschi fatti in casa di frutta e verdura è un modo per consumarne un grande quantità assumendo tutti i nutrienti eccetto le fibre

- Assumi integratori vitaminici naturali ovvero superfoods. 
Gli integratori di vitamine normali che vengono venduti in farmacia e pubblicizzati in televisione sono tossici come dimostrato da alcuni studi. 

Scegli quindi i superfood ovvero cibi-medicina super concentrati di nutrienti: spirulina, clorella, bacche goji, acai, olio di cocco, aronia, camu camu, semi di canapa, semi di chia, lucuma, polline, omega 3, funghi medicinali (Reishi, Chaga, Cordyceps, ecc) ed altri.


Aggiungo che oggi ci sono per fortuna molte piccole aziende che producono "cibo sano", senza dannosi trattamenti chimici, e questi sono coloro che praticano l'agricoltura naturale, la biodinamica, la sinergica e la biologica.


Fontehttp://www.dionidream.com/frutta-verdura-senza-vitamine-minerali/


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giovedì 19 gennaio 2017

Il mistero del Miele Inebriante dell'Himalaya

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Il mistero del Miele Inebriante dell'Himalaya


Questa non è la storia di un miele qualunque, questa è la storia del Miele Pazzo himalayano, un miele unico al mondo, ricercato per le sue proprietà psicoattive e medicinali, un miele i cui abitanti sfidano continuamente la morte per averlo. Muniti di lunghi bastoni, salgono su per lunghissime scale di corda, vincendo l'abisso ai loro piedi, spesso però non basta il coraggio, un beccone improvviso o la perdita dell'equilibrio ne determinano la morte...




Viene chiamato «mad honey» (ovvero miele pazzo), il miele rosso che viene prodotto dall'ape himalayana Apis laboriosa dorsata, la più grande ape del mondo, che arriva a misurare più di 3 centimetri di lunghezza. Si tratta della sottospecie montanara di un'ape più comune, la Apis dorsata, che, avendo accesso ai fiori di rododendro, diventa particolarmente pazza di miele. 



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Molte specie di rododendri contengono graianotossine che li rendono velenosi per gli esseri umani e, sulle montagne dell'Himalaya – in Bhutan, nella provincia cinese dello Yunnan (Cina), in India e in Nepal – le rare api himalayane è proprio da questi fiori che raccolgono spesso il nettare.


Il miele che viene prodotto a partire da questo nettare è dotato di alcune proprietà piuttosto potenti: è noto per essere una droga allucinogena usata per scopi ricreativi e spirituali ma anche per essere inserito nelle caratteristiche di molti medicinali. 

È pensato per essere efficace nel trattamento di tutto, dall'ipertensione al diabete, fino ai problemi nelle prestazioni sessuali, se assunto in piccole dosi; in dosi elevate può essere altamente tossico e persino mortale.


Risultati immagini per mad honey hallucinogenicQuando lo si assume in piccole quantità, questo miele è inebriante, regala un'impressione di relax e una piacevole sensazione di vertigine e formicolio, ma se si esagera si può incorrere in avvelenamento da rododendro, con vomito, debolezza muscolare progressiva e irregolarità cardiache.

Leggenda narra che, nel 67 A.C., questo miele sia stato utilizzato dall'esercito del re Mitridate per vincere contro l'esercito dei romani 

– lo ha lasciato in giro per renderlo facile da trovare e per ottenere un vantaggio contro i nemici. 

Viste tutte le sue proprietà, questo miele costa molto – quattro o cinque volte di più rispetto al miele normale – ma le api non rendono facile questo profitto: esse, infatti, costruiscono nidi enormi sulle rocce, sopra i 2500 metri, a strapiombo, difficilissimi da raggiungere, contenenti 60 Kg di miele, quindi le persone che si occupano della raccolta rischiano davvero la vita per prenderlo.




"Solo coloro che riescono a controllare le loro paure 
e rimanere impassibili di fronte alla morte possono essere 
 cacciatori di miele"


ha detto Bais Bahadur Gurung, 65 capo del distretto nepalese.

Per chi fosse interessato, esiste un bellissimi ed affascinante documentario che racconta la storia di questo «mad honey».


VIDEO:





Fonte: http://www.ecoseven.net/benessere/bellezza/il-miele-rosso-dell-himalaya



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martedì 10 gennaio 2017

TESTOSTERONE: Non aumenta grazie alle proteine animali, ma agli steroidi


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Articolo di LogicaOnnivora:


Una delle bugie che va di pari passo con quelle del carnismo, forse accomunata dalla venerazione del più forte, è l'idea che sia possibile "mettere su" massa muscolare grazie all'esercizio e alla dieta, fino a diventare dei "grossi" dopo "anni e anni di duro lavoro e sacrifici".

Ovviamente non esiste alcuna nozione scientifica o esperimento a sostegno di questa tesi, quindi, come per tutte le bugie carniste, anche questa si basa su: informazioni parziali per indurre a conclusioni errate, invenzioni totali, ripetizione fino alla nausea, capace di trasformare menzogne in credenze popolari.

Vi siete chiesti come mai quasi nessuno ottiene risultati rilevanti in palestra? Semplicemente perché la massa grassa che molti vorrebbero perdere, e la massa muscolare che molti vorrebbero guadagnare, non dipendono tanto dall'attività fisica, ma quasi esclusivamente dai livelli ormonali.

Più precisamente, il sovrappeso è causato dall'eccesso di insulina stimolato dalle proteine in eccesso (specialmente quelle animali), e la massa muscolare è regolata principalmente dal testosterone, che è impossibile da manipolare se non tramite iniezioni.

Attorno a questa bugia, è stato costruito un impero a suon di false speranze, palestre, modelli del fitness che mentono in modo spudorato, barattoloni di proteine, ragazzini cresciuti a dragonball che vogliono diventare goku ma senza "barare", bodybuilder che prendono poco testosterone e si spacciano per "natural", grasso scambiato per muscolo, tifosi che vogliono vedere eroi che battono i record in continuazione per immedesimarsi nel vincitore, gente intossicata da grassi e proteine animali che però vuole anche essere magra e sexy senza rinunciare a nulla.

Per i più tecnici, andiamo a far luce sui "pilastri" marci del bodybuilding:

1) L'allenamento anaerobico causa ipertrofia.

Verità parziale per indurre a conclusioni errate. 
L'allenamento ha come conseguenza l'ipertrofia, ma questa ha dei limiti molto bassi e quasi invisibili che vengono raggiunti nel giro di qualche mese (e facilmente persi nel giro di due settimane), oltre ai quali è impossibile proseguire senza ormoni esogeni o stimolanti.



2) Con la supercompensazione è possibile aumentare la massa muscolare negli anni.

Bugia. La massa muscolare è legata e dipendente dal livello di testosterone, quindi è impossibile accrescerla senza che ci sia prima una variazione ormonale. Il livello di testosterone è genetico e legato all'età con uno schema ben preciso (aumenta fino ai 35-40 anni circa, e poi crolla), e non dipende dall'allenamento.

3) Allenarsi fa aumentare il testosterone.

Verità parziale per indurre a conclusioni errate. Il testosterone aumenta dopo l'allenamento per circa 1 ora. Per variare la massa muscolare è necessario che il livello sia costante nei giorni. 1 ora è irrilevante, e appena diminuisce il testosterone, diminuisce in ogni caso anche la massa.

4) Mangiare carne e grasso fa aumentare il testosterone.

Bugia. Mangiare carne e grasso diminuisce il testosterone e anche a lungo termine, infatti i vegani hanno mediamente il testosterone più alto, e gli esperimenti dimostrano che assumendo un pasto grasso il testosterone cala, cosa che non succede con un pasto low-fat.

5) Assumere alti livelli di proteine stimola la sintesi proteica e l'aumento di massa muscolare.

Falso. Assumere proteine in eccesso (carne e derivati, oppure proteine isolate) stimola insulina in eccesso, che a sua volta stimola gonfiore e aumento di massa grassa, prontamente scambiata per "ho messo su muscoli". Inoltre, il testosterone rimane invariato, e con esso la massa muscolare.

Nell'immagine: un bodybuilder che ha smesso di prendere testosterone modificato, ed è quindi tornato a essere il panettiere del ghetto arabo.




Fontehttps://www.facebook.com/Logica-Onnivora-130737707104019/